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Investitori Indipendenti. Mini-guida per il 2024: conosci te stesso
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Articolo di Alessandro Pedone
22 novembre 2023 11:01
 
Nell'articolo precedente di questa serie dedicata agli investitori autonomi, abbiamo esposto un approccio in tre fasi per la creazione indipendente di un portafoglio di strumenti finanziari in cui allocare i propri risparmi. Ora esamineremo più dettagliatamente il primo passo, che concerne l'autoconoscenza come investitori.

I fattori chiave che caratterizzano un investitore possono essere raggruppati in tre categorie. La prima è l'aspetto quantitativo, che include non solo l'ammontare del capitale disponibile per gli investimenti, ma anche la situazione economica e patrimoniale generale, che incide sulla capacità effettiva di sopportare i rischi finanziari.

Il secondo aspetto è quello qualitativo, legato alle conoscenze e alle esperienze pregresse in materia di investimenti, nonché alle inclinazioni psicologiche verso l'assunzione di rischi finanziari.

Il terzo elemento riguarda gli obiettivi degli investimenti, cioè le motivazioni che spingono l'investitore ad impiegare i propri fondi. Nei paragrafi che seguono approfondiremo questi aspetti, fornendo al lettore gli strumenti per un'analisi introspettiva.
 
Aspetto quantitativo
Nel nostro precedente articolo, abbiamo delineato i tre profili di investitori:
- L’investitore base, con un capitale fino a 100-200 mila euro;
- L’investitore intermedio, con un patrimonio fino a 1-2 milioni di euro;
- L’investitore avanzato, con oltre 2 milioni di euro.

Per una disamina più approfondita, vi rimando a quella sezione dell'articolo, presupponendo che sia già stata letta.
Ora esaminiamo più a fondo questa classificazione, introducendo ulteriori elementi quantitativi. Sebbene il patrimonio finanziario sia un indicatore del proprio rapporto con il denaro, un fattore ancor più cruciale (in particolare per l’investitore base e, in parte, per quello intermedio) è la differenza tra entrate e uscite. La situazione cambia radicalmente se si possiedono 200 mila euro di risparmi e si riesce a mettere da parte 500 euro al mese rispetto a chi possiede la stessa somma ma non riesce a risparmiare nulla. La capacità di risparmio è una competenza fondamentale, che va acquisita ben prima di considerare gli investimenti finanziari. Risparmiare è un'azione che tutti possono e dovrebbero intraprendere, a prescindere dal proprio livello di reddito. Se non si riesce a risparmiare almeno il 10% del proprio reddito, è probabile che si stiano effettuando delle spese non sostenibili a lungo termine e che meritano di essere riviste.

Un altro elemento da considerare è il patrimonio non finanziario, in particolare quello immobiliare. La stessa somma di 200 mila euro in banca richiede una strategia di investimento differente a seconda che si viva di affitto (o con un mutuo a lungo termine) oppure che si possegga una casa di proprietà senza mutuo, o magari anche un secondo immobile dato in locazione.

Va preso in considerazione anche il tipo di reddito percepito: è stabile o variabile? Quanto è sicuro? Maggiore è la variabilità e l'incertezza del reddito, maggiore dovrebbe essere la porzione di capitale finanziario destinata a mitigare queste incertezze, valutando se attraverso soluzioni assicurative o investimenti conservativi come i titoli di stato.

Per valutare l'aspetto quantitativo del tuo profilo di investitore, rispondi alle seguenti domande:
- Qual è l'ammontare delle tue spese annuali? Quante di queste sono imprescindibili (legate a impegni già presi come affitto o mutuo)?
- Qual è l'entità dei tuoi redditi e, di conseguenza, la tua capacità di risparmio annuale?
- Quanto sono variabili e incerti i tuoi redditi?
- Qual è il valore totale dei tuoi investimenti finanziari?
 
Aspetto qualitativo
Dopo aver esaminato l'aspetto quantitativo, è cruciale valutare attentamente le proprie conoscenze ed esperienze nel campo degli investimenti. Non è possibile operare in modo autonomo nei mercati finanziari senza una comprensione di alcune nozioni fondamentali. Di seguito, elenchiamo i punti che riteniamo indispensabili per potersi definire "Investitori Indipendenti":
- Conoscenza delle diverse tipologie di rendimento: semplice, composto, nominale e reale.
- Differenziazione tra le principali categorie di strumenti finanziari: obbligazioni, azioni, derivati.
- Distinzione tra strumenti finanziari e prodotti finanziari.
- Comprendere il funzionamento base dei principali prodotti finanziari.
- Differenza tra prodotti finanziari e servizi finanziari.
- Comprensione dei costi associati ai prodotti e servizi di investimento.
- Nozioni pratiche sulla negoziazione di titoli sui mercati finanziari: tipologie di ordine, il book, i diversi mercati di negoziazione.
- Distinzione tra gestione attiva e gestione passiva o indicizzata.
- Relazione inversa tra tassi di interesse e prezzi delle obbligazioni.
- Nozioni sul rischio di credito e i rating.
- Comprendere la curva dei tassi di interesse.
- Differenze tra obbligazioni a tasso fisso, variabile e indicizzato all'inflazione.
- Nozioni sull'impatto della valuta negli investimenti finanziari.
- Comprendere l'investimento in azioni.
- Come diversificare i portafogli finanziari.
- Nozioni sulla scelta degli ETF.
- Realistiche aspettative sui rendimenti e le fluttuazioni di azioni e obbligazioni.
- Nozioni sulle principali tecniche di ribilanciamento del portafoglio.
- Nozioni sulla teoria dei mercati finanziari.

Le conoscenze sono importanti, ma non bastano da sole. È essenziale aver maturato esperienza diretta negli investimenti, in particolare aver vissuto fasi di crisi dei mercati finanziari.

Se non si possiede sufficiente esperienza, è consigliabile iniziare investendo in prodotti noti ma non ancora sperimentati personalmente, con una piccola parte del proprio portafoglio (meno dell'1%). Con il tempo, si può gradualmente aumentare questa percentuale fino a raggiungere un livello di esperienza ritenuto adeguato.

Un altro aspetto qualitativo da autovalutare è la propria propensione e tolleranza psicologica alle fluttuazioni dei prezzi. La domanda chiave da porsi è: quale è la massima perdita percentuale del mio portafoglio che mi permette di dormire tranquillamente la notte?

Questo aspetto è strettamente legato all'esperienza, in quanto la propensione e la tolleranza alle oscillazioni tendono a modificarsi nel tempo, in base alle esperienze vissute. Esistono test online (anche sul sito della Consob) che possono aiutare a riflettere su questo aspetto dell'autovalutazione.
 
Analisi degli obiettivi
Una volta che abbiamo valutato gli aspetti quantitativi e qualitativi, ci troviamo di fronte alla questione più cruciale: perché investo? La risposta a questa domanda non deve e non può essere semplicemente "per fare più soldi". Aumentare il proprio patrimonio è un mezzo, non un fine in sé; è essenziale chiarire lo scopo per poter scegliere adeguatamente dove e come investire.

Per aiutare gli investitori indipendenti in questa fase cruciale, proponiamo una metodologia che facilita la definizione degli scopi dell'investimento. È scontato che un consulente finanziario indipendente, specializzato anche negli aspetti psicologici legati al denaro, potrebbe svolgere un'analisi più approfondita. Tuttavia, questa serie di articoli si rivolge a coloro che preferiscono non avvalersi di un professionista, e il nostro obiettivo è fornire strumenti pratici per orientare una fase che può risultare complessa.

Classifichiamo la ricchezza finanziaria in tre categorie principali:
1 - Ricchezza precauzionale: È quella parte del patrimonio riservata a far fronte a spese impreviste o a una perdita improvvisa di reddito.
2 - Ricchezza finalizzata: Rappresenta la porzione di patrimonio destinata a coprire spese future già pianificate e definite. Queste spese hanno un'elevata probabilità di verificarsi e si prevede di sostenerle entro una data specifica. Esempi includono la sostituzione di un'auto, ristrutturazioni immobiliari, il pagamento di una rata consistente di un leasing, o l'avvio di un'attività imprenditoriale.
3 - Ricchezza aspirazionale: È la parte del patrimonio che eccede i bisogni precauzionali e finalizzati. È auspicabile che l'investitore la destini a obiettivi a lungo termine, come la copertura di un gap previdenziale, l'istruzione dei figli, o la realizzazione di un sogno nel caso in cui le cose vadano particolarmente bene. Questi sono desideri e non impegni concreti.

Con questa struttura in mente, dovrebbe essere più semplice per un investitore analizzare i propri obiettivi. Rispondere alle seguenti domande potrebbe essere d'aiuto:
- Quanto denaro mi rende tranquillo aver disponibile, sempre liquido e senza costi o rischi di perdite, per spese impreviste?
- Ho delle spese pianificate nei prossimi 5-7 anni? Se sì, stilare un elenco con l'anno (e se possibile il mese) previsto, l'importo e la probabilità che si verifichino.
- Per la parte rimanente del mio patrimonio, ho progetti o aspirazioni che richiederebbero più fondi di quelli attualmente a mia disposizione? Qual è l'orizzonte temporale di queste ambizioni?

Riflettere su queste domande e categorizzare la propria ricchezza in base agli obiettivi può fornire una base solida per le decisioni di investimento, garantendo che ogni scelta sia allineata con le proprie aspettative e necessità personali.
 
Conclusione
Effettuare un'accurata autovalutazione in qualità di investitore rappresenta un passo ineludibile nel processo di costruzione di un portafoglio finanziario solido. Purtroppo, questo passaggio è spesso trascurato o addirittura completamente omesso dalla maggior parte degli investitori. Senza una corretta autovalutazione, tutte le fasi successive del processo di costruzione del portafoglio, che illustreremo nel prosieguo di questa serie, perderebbero di significato o non potrebbero essere attuate correttamente. Nel nostro prossimo articolo ci dedicheremo all'esplorazione delle conoscenze fondamentali che sono necessarie per affrontare la terza e ultima fase del nostro percorso: l'implementazione del modello piramidale.

 
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