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Faccio l’anti-antifascista. Vita da clandestino
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Vita da clandestino di Vincenzo Donvito
28 ottobre 2017 15:27
 
  Oggi e’ l’anniversario della marcia su Roma, quando simbolicamente (molto simbolicamente, nonostante quanto ne dicano alcuni storici e alcuni libri) i miliziani di Benito Mussolini si mossero per una “conquista” della capitale, nel 1922. Ed a ricordarlo ci hanno pensato l’Associazione nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) e il Sindaco di Roma, che hanno organizzato “28 ottobre 2017. L’antifascismo in marcia”. Leggiamo di discorsi e cori di canzoni mitiche come “Bella ciao”, con inviti alla “tolleranza zero” (1). Noi, nonostante gli sforzi e qualche cretinetto che ha cercato di issare una bandierina col simbolo mussoliniano del fascio littorio, di fascismo del brutto periodo italiano del secolo scorso non riusciamo a scorgerne. Mentre vediamo autoritarismi a chili e leggi che, per consentirci di vivere, presuppongono una continua violazione da parte di disincantati e legalitari quali siamo.
“Tolleranza zero”. Urka. Quindi devo stare attento piu’ che mai, visto che io sono tra quei rari civili che sostengono che chi si richiama al fascismo, abbia diritto a parlare, ne’ piu’ ne’ meno come chi si richiama al comunismo, all’ebraismo, all’islamismo, al buddismo, al cristianesimo, all’amore universale, alla liberta’ di usi e consumi… ovviamente senza per questo volerla imporre ad altri, ma -altrettanto ovviamente- sperando che altri si convincano delle proprie ragioni e, col metodo della democrazia, conquistino con me la guida del governo del Paese.
E quindi devo stare attento tutte le volte che scrivo. “Tolleranza zero” -immagino- per tutti i comportamenti che in qualche modo inducono alla violazione delle leggi. Ed io che quando scrivo sono sempre li’ li’, sul filo del rasoio, e spesso dall’altra parte: quella dopo la quale si presume dovrebbe essere applicata l’intolleranza che -se le parole hanno un senso, mi sembra logico- scatti quando si e’ andati oltre la “tolleranza zero”. Del resto, i reati sono reati. Se c’e’ “tolleranza zero” per uno ”strano” che mette due scritte sul proprio bagno in Romagna per attirare piu’ clienti (e i media ci cascano, alla grande), altrettanto ci deve essere per me, per esempio, quando dico e scrivo che chi si dice fascista va fatto parlare, scrivere e declamare. Si’, lo so, l’uso della parola fascista (in Italia, e qualche altro Paese europeo) e’ esteso: sei autoritario? Fascista! Ma, forse le bonifiche agrarie di Mussolini…. Fascista! Sei di destra e conquisti il consenso col voto popolare… Fascista! Se poi sei al di la’ delle Alpi… Nazista! E quindi, occhio. Quando scrivo e’ bene che faccio passare le mie righe al vaglio di un’app che “warning, warning”, sono andato oltre. E invece, eccomi qui, a scrivere da clandestino, che’ altrimenti dovrei bloccarmi ogni giorno. Si’” Violo la legge tutti i giorni per dedicarmi allo scrivere ed a farlo andare in giro. Sono un clandestino. Anche ora, che scrivo per denunciare il fascismo dell’antifascismo, grossomodo come Leonardo Sciascia quando denunciava la mafia dell’antimafia che, siccome era clandestino anche il nostro scrittore e politico di Racalmuto, chiamava “professionisti dell’antimafia”… cosi’ che quelli della “tolleranza zero” prima di applicare la loro intolleranza, avrebbero dovuto mettere in moto il cervello e quel senso che io chiamo buono.
Intanto, da clandestino, ogni tanto mi siedo su qualche banco delle aule di giustizia. E qualche volta mi confermano di essere questo clandestino, qualche altra volta no. Che casino. Ah gia’, ai clandestini fa gioco la giurisprudenza.

1 - http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/10/28/news/roma_mobilitazione_antifascista_dell_anpi_smuraglia_nuova_era_di_tolleranza_zero_-179563111/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P6-S1.8-T1
 
 
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