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Vita da clandestino. Un consumatore e una consumatrice in un supermercato
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Vita da clandestino di Vincenzo Donvito
7 luglio 2018 10:23
 
 Mi aggiravo ieri sera in un supermercato cittadino, e come sempre mi soffermavo, prima di acquistare, per controllare date di scadenza dei prodotti e, se non li conoscevo, anche le loro caratteristiche, confrontando le varie offerte, nonché fantasticando sui possibili usi nelle mie avventure culinarie. Ero davanti all’espositore delle offerte di panna da cucina, tentennando tra quelle biologiche (più costose e a scadenza più ravvicinata) e quelle “tradizionali” (più economiche e con scadenza più in là nel tempo). Ad un certo punto un braccio femminile mi passa davanti agli occhi, afferra con sicurezza e determinazione una confezione della panna “tradizionale” e -letteralmente- la butta nel suo carrello. Senza alzare la testa dalla mia lettura delle etichette, con la coda dell’occhio mi rendo conto che è una bella ragazza, alta e mora riccia, che avevo notato prima e in modo pacato le dico “stia attenta alle scadenze...”. Senza che i nostri sguardi si incrociassero, e con lei che si allontanava spedita spingendo il suo carrello e portando via il suo profumo, mi dice: “ma perché non si fa i cazzi suoi”. Spesso, al supermercato, dialogo con altri acquirenti davanti ad un espositore, anche chiedendo e dispensando consigli: donne, uomini, talvolta di altre culture e che, dopo alcuni scambi di battute, mi chiedono consigli sull’uso tradizionale di un prodotto a loro non noto. Ma questo della bella ragazza mora e riccia e profumata, non mi era mai capitato. E’ probabile che oltre all’istinto dispensatore e raccoglitore di “consigli” consumeristici, in quel mio “stia attenta alle scadenze...” ci fosse anche un po’ di coinvolgimento estetico, ma non mi immaginavo di averlo manifestato in modo così ridondante rispetto al “consiglio” consumeristico in sé. Ma forse mi lambicco troppo su un episodio di vita quotidiana e, soprattutto essendo coinvolta una bella donna che -forse- non ne può più di complimenti continui alla sua bellezza, al punto tale che anche se le dici di stare attenta perché sta per pestare una cacca di cane su un marciapiede, ti manda a quel paese.
Comunque, ci son rimasto male. E se penso che quella confezione di panna da cucina che la bella ragazza ha preso, la prima di una lunga schiera esposta, aveva una scadenza di una settimana, mentre se avesse messo un po’ più di attenzione, si sarebbe accorta che tre/quattro file dietro c’erano le confezioni che scadevano dopo tre mesi… mi sono consolato pensando che forse quella panna l’avrebbe usata la sera stessa.
E il disagio mi ha ovviamente portato alla mia solita sindrome da clandestino. Complicata, articolata, che deve sempre confrontarsi con la molteplicità e varietà dei comportamenti umani. Nella fattispecie quello di una consumatrice, in probabile continua difesa da attacchi di ogni tipo al suo dato estetico, al punto tale da distrarre (e sottovalutare) la sua attenzione al proprio benessere, salutistico ed economico. Sì, lo so, è questo il mondo in cui viviamo. Spesso certi comportamenti sono indotti (e sono anche di comprensibile autodifesa) e portano a scelte non valutate. Inoltre (e questo vale per tutti, belli e brutti...), quanto spesso agiamo di riflesso condizionato più che ragionato, tipo: mi serve la panna, ah eccola, “pum” e la butto nel carrello dopo aver distrattamente scelto la confezione rispetto alla sua visibilità, nell’espositore quanto in una pubblicità vista da qualche parte.
 
 
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