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2010, i Mondiali e gli effetti sui televisori ad alta definizione
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Easytech di Ezio Rotamartir *
15 giugno 2010 11:38
 
 2010, l'anno dei Mondiali (di calcio). Un evento mediatico che ha indotto molti a cambiare il televisore. Insieme al progressivo passaggio dalla tv analogica al digitale terrestre uno stimolo notevole, a maggior ragione oggi che si parla sempre e solo di HD, l’alta definizione.
Ma che cos’è questa alta definizione? Se abbiamo la fortuna di poter vedere una trasmissione attraverso un video capace di riprodurre le immagini in tale formato capiremo da soli di che si tratta. L’immagine è brillante, definita precisamente nei bordi, senza aloni, con un contrasto talmente elevato che ci sembra di poter toccare ciò che accade sullo schermo. Nel caso invece se ne senta solo parlare o si continui a fruire della tv attraverso il nostro buon televisore a tubo catodico allora no, abbiamo bisogno di alcune spiegazioni teoriche.
 
Quando nacque la televisione, negli Stati Uniti, si pensò prima di tutto a uno standard, a un formato delle immagini in movimento che ne definisse qualità e dimensioni. Si scelse il formato quattro-terzi (o come viene indicato 4:3, per definire il rapporto tra la larghezza e l’altezza dell’immagine) con un numero di punti pari a 640 x 480.
Chi usa i computer da un po’ di tempo troverà familiare questi numeri perché, guarda caso, coincidono con un altro standard video – sempre americano – il formato VGA. Il formato televisivo prese il nome di NTSC e si diffuse, come 'benefit post-bellico', anche in Giappone e nell’area circostante. In Europa si pensò subito che si poteva fare di meglio e si creò uno standard diverso, chiamato PAL, che definiva una qualità e una dimensione dell’immagine superiori: 768 x 576 punti. Con questi parametri abbiamo vissuto bene circa mezzo secolo prima che a qualcuno venisse in mente di cambiare tutto e inventasse il concetto di alta definizione.
 
All’inizio fu una mossa intermedia, quella dell’HD Ready (ovvero pronto, dall’inglese ready, per l’alta definizione, high definition) che aprì le porte di questa tecnologia al grande pubblico: con l’avvento delle televisioni “rettangolari”, con un rapporto larghezza-altezza di 16:9, anche le misure cambiarono passando a 1.368 punti x 768. Era il periodo delle immagini larghe e deformate, dove una trasmissione tradizionale in 4:3 veniva adattata artificialmente affinché coprisse tutta l’area dello schermo facendo sembrare tutti più bassi e grassi…
Finalmente venne il tempo del Full HD, il formato ad alta definizione che “riempie” effettivamente lo schermo di tutte le informazioni disponibili, sempre nel formato a busta di lettera lunga rettangolare del formato sedici noni, ma con 1.920 punti per 1.080: la differenza, come si suol dire, balza agli occhi, soprattutto rapportato al formato televisivo originale che produceva quasi un terzo delle informazioni disponibili nelle immagini di oggi.
 
Abbiamo davvero bisogno di tutta questa alta definizione? Ovviamente no, ma, nel caso ci apprestassimo ad acquistare un nuovo apparecchio televisivo, sarebbe sciocco optare per qualcosa di differente. La domanda può sembrare retorica, ma non lo è per niente, soprattutto se prendiamo in considerazione l’offerta attuale dei canali in alta definizione. Il colosso satellitare SKY è capace, al momento in cui scriviamo, di “soli” 19 canali in HD che dovrebbero diventare 35 entro la fine dell’anno: sull’offerta totale di oltre 300 canali non siamo che al 10% del totale. Le altre emittenti per la quasi totalità (fa eccezione la Rai), anche sul Digitale Terrestre, non sono ancora pronte a trasmettere in digitale ancor meno in alta definizione: laddove questo avviene è solo dietro il pagamento di un canone di abbonamento. Per la televisione in alta definizione 'gratuita' ci sarà da attendere ancora qualche anno.
Inoltre si è da poco affacciata sul mercato anche un’altra tecnologia che subito ha trovato 'casa' nelle pubblicità di ogni genere: il 3D.
Se il discorso sui programmi in HD aveva senso a proposito del 3D ne ha ancora di più. Alcune case produttrici, le maggiori giapponesi e coreane, propongono i loro schermi piatti già pronti per questa meraviglia, così da poter vedere i film e i maggiori eventi in tre dimensioni, utilizzando gli ormai noti occhiali. Immaginatevi con la vostra famiglia sul divano di casa mentre guardate una partita di basket o un film con effetti tridimensionali, tutti con il loro paio di occhiali, con la nonna che li porta sopra quelli normali, indispensabili perché riesca a distinguere gli abitanti della casa dal frigorifero: un’immagine quanto meno ridicola, soprattutto se si pensa che, oggi, l’offerta di materiale visivo in 3D si riduce a quattro film quattro…
 
In un altro articolo avevamo parlato di supporti come il DVD e il Blu-Ray, capaci di contenere una grandissima quantità di brani audio e, quindi, capaci anche di contenere materiale visivo come i film con colonne sonore multicanale o, appunto, in alta definizione. È ovvio che se si vorrà godere di questi prodigi della tecnica sarà necessario dotarsi di tutta la catena di prodotti adeguati: se si possiede un lettore CD o DVD non sarà possibile leggere i contenuti HD; se invece si è appena acquistato un lettore di nuova generazione, ma si possiede una televisione non HD, si potranno vedere i contenuti dei nuovi dischi ma solo in definizione standard, cioè bassa.
 
Per concludere parleremo di un nuovo tipo di interfaccia che si trova su tutte queste nuove apparecchiature: la HDMI (High Definition Multimedia Interface – Interfaccia multimediale ad alta definizione, capace cioè di portare informazioni a più segnali tutte concentrate in un solo cavo). Praticamente c’è un solo cavo da collegare tra schermo televisivo e lettore DVD o BD: molto semplice perché una volta inserito è in grado di far circolare il segnale video e quello audio senza bisogno di collegare altri cavi se non quello dell’antenna o del decoder del digitale terrestre o del satellite (adesso i modelli più evoluti sono anch’essi dotati di porta HDMI).
Ormai configurare il proprio sistema è un gioco da ragazzi… anche se il nostro presente è molto distante dal futuro immaginato da Stanley Kubrik in 2001: Odissea nello spazio o nel suo seguito (molto meno famoso): 2010, l’anno del contatto. Ci dobbiamo accontentare di: 2010, l'anno del Mondiale.
 
* Ezio Rotamartir
 
 
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