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Riforma Bonafede su prescrizione. Perché gli avvocati si oppongono? Le ragioni del sì e del no
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Il penalista di Sara Astorino
19 febbraio 2020 17:16
 
In questo periodo, ogni volta che si accende la TV si sente parlare della riforma della prescrizione e delle molteplici discussioni e ripercussioni politiche che la riforma sta generando e continuerà a generare.
Ognuno sembra dire la sua, ma di fatto ben poco viene spiegato a chi nelle aule dei Tribunali non entra. Si tratta di un concetto piuttosto complesso, i cui risvolti applicativi sono forse più chiari, e producono maggiore timore, nei colleghi penalisti.
Io da avvocato, per quanto civilista, ammetto di non essere d’accordo con questa riforma, che non velocizzerà i processi, ma anzi li rallenterà, e che, per quanto mi riguarda, rappresenta un’ennesima compromissione dei diritti dei cittadini.
Sia ben chiaro: ritengo che la Legge debba essere rispettata e che se un reato è stato commesso, questo debba essere punito.
Rispettare la Legge, tuttavia, significa anche accettare che sussista la prescrizione e che l’inattività della Magistratura, oppure le lungaggini del processo, possano determinare il verificarsi della stessa.
Precisato questo cercherò, sperando di riuscire nell’intento, di spiegare cosa sia davvero questa riforma della prescrizione e perché io, al pari di moltissimi colleghi, siamo contrari. Per prima cosa ritengo sia necessario fornire alcune nozioni per poter comprendere meglio la riforma Bonafede.
 

Cosa è la prescrizione?

La prescrizione è l’estinzione di un diritto in conseguenza del decorrere di un determinato periodo di tempo. In sede penale questo diritto è costituito dalla pretesa punitiva dello Stato.
Di fatto si intende che decorso un determinato periodo di tempo da quando il reato è stato commesso questo non sarà più perseguibile ovvero la persona non potrà più essere condannata ne si potrà procedere contro di essa.
 

Perché esiste la prescrizione?

La prescrizione esiste, sotto il profilo processuale, per fare in modo che chi vuole esercitare la pretesa punitiva lo faccia in termini brevi, così che da evitare che si determinino situazioni nelle quali è impossibile accertare la verità dei fatti.
Non è, infatti, umanamente possibile che il ricordo dei soggetti coinvolti rimanga inalterato nel tempo. Alcuni psicologi del ricordo hanno dimostrato che già a distanza di un breve periodo le persone naturalmente alterano il ricordo.
La memoria non è statica, ma è in evoluzione ed è selettiva, col passar del tempo il ricordo, senza malizia, viene ad essere normalmente modificato anche dalla persona più integerrima. Si tratta di un fattore connaturato al funzionamento della psiche umana.
Inoltre, sotto un profilo sostanziale, la prescrizione serve ad evitare che una persona debba affrontare un processo potenzialmente infinito, violandone i diritti.
 

Tutti i reati sono prescrivibili?

No. Per i reati che prevedono la pena dell’ergastolo, ad esempio l’omicidio, non è prevista la prescrizione.
 

Quanti gradi di giudizio esistono in Italia?

In maniera semplicistica e riduttiva possiamo dire che in Italia esistono tre gradi di giudizio: Il primo, in genere, si svolge in Tribunale, il secondo si svolge in Corte d’Appello e il terzo in Corte di Cassazione.
 

Cosa prevede la riforma sulla prescrizione del ministro Bonafede?

Partiamo col dire che la riforma è stata inserita con un emendamento nella Legge anticorruzione, approvata in via definitiva alla Camera nel Dicembre 2018.
A differenza di quanto accade oggi, la riforma Bonafede prevede che la prescrizione, ovvero il decorso del tempo che rende impossibile dopo un tot numero di anni perseguire il reato, si interrompa dopo l’emissione della sentenza di primo grado, indipendentemente che questa sia di condanna o di assoluzione.
 

Cosa comporta questa sospensione della prescrizione?

Qui si apre il vero e proprio dibattito.
Sul no:
Secondo i penalisti, e soprattutto secondo le Camere Penali, si verrebbero a creare dei processi infiniti, questo perché, non avendo più un tempo massimo entro il quale emettere la sentenza, si avrebbero molteplici ed interminabili rinvii. Questo attualmente non succede, poiché in caso di udienze troppo affollate si dà sempre la precedenza ai procedimenti che sono alle soglie della prescrizione.
Ma vi è anche un ulteriore aspetto.
Senza la prescrizione un cittadino non avrà mai la certezza che, indipendentemente dalle lungaggini burocratiche o dalla lentezza della giustizia, il suo processo terminerà. Facciamo un esempio.
Ci troviamo innanzi ad un cittadino che, se anche dichiarato innocente potrà sempre ricevere una notifica proveniente dalla Procura della Repubblica a mezzo della quale un PM, esercitando il potere punitivo di cui sopra, ha ritenuto di poter impugnare la sentenza di assoluzione o di proscioglimento.
Ed ancora, una persona offesa che magari ha voglia di lasciarsi alle spalle quanto ha subito, oppure vorrebbe essere risarcita per un reato esecrabile di cui è rimasta vittima, tanto patrimonialmente quanto moralmente, con questa riforma vede tale possibilità allontanarsi indefinitamente nel tempo.
Appare evidente, almeno per chi scrive, che qui l’unica cosa certa è la perdita della certezza dei propri diritti.
Sul sì:
Dall’altro lato abbiamo i molti magistrati, per mezzo dell’ANM (ovvero Associazione Nazionale Magistrati), che si sono dichiarati favorevoli.
Le motivazioni addotte sono connesse all’eccessivo carico del ruolo, e ad una carenza gravissima di mezzi tecnici e di aiuti.
Ogni volta che scatta una prescrizione il lavoro di un Magistrato sfuma, e con il loro lavoro anche tutti i soldi che questo procedimento, indagini incluse, è costato. Una prescrizione congelata, a costo zero, garantirebbe al magistrato di avere un tempo illimitato per svolgere le proprie indagini e per decidere sul da farsi.
Verrebbero meno tutte le problematiche connesse alla carenza di mezzi e di personale poiché più tempo, ovvero un tempo illimitato, garantirebbe alle risorse attualmente in uso di rivelarsi sufficienti.
Bisogna tuttavia precisare che anche la Magistratura ha dichiarato che la riforma sulla prescrizione deve essere accompagnata da una riforma strutturale e complessiva del procedimento penale.

La vera domanda è: a che prezzo?
A parere di chi scrive, il prezzo da pagare è troppo elevato e non giustificato, in quanto verrebbero sacrificati i diritti dei cittadini (si vedano gli esempi riportati in precedenza).
Non si può far vivere un cittadino, per quanto responsabile di condotte illecite, con una spada di Damocle sulla testa, nessuno dovrebbe vivere con l’ansia costante di poter nuovamente finire sotto processo. Nessun individuo potrebbe disporre dello stesso tempo e degli stessi mezzi che la Magistratura dello Stato possiede per poter organizzare la propria difesa.
E poi… siamo veramente sicuri che un uomo di vent’anni, che in una determinata condizione di bisogno ha commesso un reato, sia lo stesso uomo che magari verrà ad essere processato, e magari condannato, a cinquant’anni?
Eraclito di Efeso, detto l’Oscuro, diceva Panta Rei, tutto scorre. Ciò vale anche per la personalità degli individui, non per tutti ma sicuramente per la maggior parte, allora perché lo Stato ha il diritto di perseguire un soggetto illimitatamente, e di costringere una persona offesa ad attendere per ottenere quello che gli spetta?
Le riforme strutturali, incluse quella del processo penale, devono essere formulate con impegno rilevante in termini di risorse, personale e mezzi.
In chiusura ringrazio il Collega Marco Sirigu, Avvocato penalista del Foro di Firenze, per il parere fornito e l’aiuto datomi per la stesura di questo articolo.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su BL Magazine che ringraziamo.
 
 
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