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Brexit senza accordo. Cosa cambia per i cittadini europei
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Stati uniti d'europa di Redazione
26 marzo 2019 12:40
 
E’ con questo tipo di pubblicazioni che si misura a che punto il “no deal” è d’ora in poi tangibile. “Sempre più probabile”, ha anche detto la Commissione europea lo scorso 25 marzo, a diciannove giorni dal nuovo D-Day: il prossimo 12 aprile. L’istituzione europea ha tenuto, pur nel suo ansiogeno contesto, e mentre l’impasse a Londra si prolunga, ed ha insistito sul livello di preparazione dei Ventisette. A crederle, sarebbe eccellente: “I paesi membri sono pronti”, ha detto un funzionario europeo.
Il 13 aprile di mattina, se i deputati britannici non avessero approvato l’accordo di ritiro già respinto due volte da Westminter, o se il governo non avrà proposto un nuovo piano di divorzio, nessuna legge dell’Unione europea si applicherà più al Regno Unito, che diventerà brutalmente un “Paese terzo”. Non ci sarà più diritto a nessun periodo di transizione, o una quasi-presenza del Regno Unito nell’UE, poiché questa fase è condizionata all’adozione di un accordo di divorzio.
La Commissione ha già proposto 19 leggi per cercare di evitare dei blocchi caotici (nell’aria, nei trasporti terrestri, nella pesca, etc.). Diciassette di questi sono stati già adottati definitivamente dal Parlamento di Strasburgo e dal Consiglio (gli Stati membri). Queste norme, complesse, assicurano una forma di continuità (con alcune zone di pesca che vengono mantenute, autorizzazioni di trasporto sempre valide per alcuni tragitti, etc.), ma non rispondono alle necessità del quotidiano, per circa 5 milioni di cittadini britannici ed europei, con degli effetti a breve termine conseguenza della Brexit, soprattutto se sarà “dura”.

E’ il motivo per cui, in modo inusuale, la commissione ha fatto opera di pedagogia, lo scorso lunedì, pubblicando, in tutte le lingue dell’Unione, una serie di note, molto pratiche, con l’intento di far fronte alla prospettiva di panico che provocherebbe un no-deal. Inoltre c’é anche un numero verde, 00 800 6789 10 11, per le domande più specifiche da parte dei privati.

Cittadini europei che vivono nel Regno Unito
Coloro che hanno intenzione di prolungare il proprio soggiorno oltre il 31 dicembre 2020 devono presentare una domanda di “settled status”, statuto di residente permanente, presso l’amministrazione britannica. Per coloro che arriveranno dopo la Brexit, dovranno chiedere un’autorizzazione di ingresso o di soggiorno nel Regno Unito.
A partire dalla data del divorzio, i diritti legati al lavoro e alla sicurezza sociale degli europei che lasciano il Regno Unito saranno amministrati dalle leggi britanniche. Non sarà più possibile importare i diritti del proprio Paese membro, contrariamente a ciò che prevedono in parte le regole europee di armonizzazione della sicurezza sociale.

Britannici che vivono in uno Stato membro della Ue
Devono chiedere un titolo di soggiorno. Se abitano da più di cinque anni in modo ininterrotto in uno Stato membro, possono chiedere lo status di residente di lunga durata. Questo vale per tutti i famigliari di queste persone.

Controlli alle frontiere
Per i britannici che viaggiano nell’UE, devono avere un passaporto e potranno essere controllati accuratamente alla dogana: durata e scopo del soggiorno, mezzi di sussistenza sul luogo. I bagagli e le merci saranno oggetto di controllo accurato: alcune restrizioni si applicano ai prodotti di origine animale (carne, latte, etc), ai prodotti vegetali, alle somme in contanti (non più di mille euro). Il regno Unito ha per il momento fatto sapere che coloro che provengono dall’UE potranno entrare nel Paese senza visto per soggiorni fino a tre mesi. La carta d’identità nazionale di costoro sarà ritenuta valida fino al 31 dicembre 2021.

Animali da compagnia
I viaggiatori accompagnati da animali da compagnia che vengono dal Regno Unito, dovranno dimostrare che hanno una vaccinazione antirabbica e che hanno un sistema di identificazione elettronica sottopelle. Il Regno Unito non ha ancora precisato le sue condizioni, ma, più o meno, è probabile che gli europei dovranno disporre di un certificato sanitario del proprio animale per potere entrare sul suolo britannico e portarli con sé.

Roaming telefonico
Attenzione, la soppressione delle spese di roaming telefonico nella Ue non varranno più nel regno Unito. Gli operatori potranno fatturare spese supplementari ai britannici che usano dei servizi di roaming (chiamate vocali, Sms, dati) nella Ue (che chiamano da un Paese dell’Ue verso il Regno Unito) o ai cittadini dell’Ue che utilizzano questo tipo di servizi nel Regno Unito.

Patente di guida
Il Regno Unito ha già previsto che gli europei potranno continuare a guidare nel sproprio Paese con una patente europea. D'altra parte, il riconoscimento delle licenze rilasciate in Paesi terzi è definito a livello nazionale, gli inglesi, considerati cittadini di un Paese terzo, dovranno verificare con ciascuno dei Paesi dell'UE dove intendono guidare.

Diritti dei passeggeri
L’assicurazione malattia degli europei non non sarà più valida nel Regno Unito per avere il rimborso delle spese di cura. Lo stesso per i britannici che avranno bisogno di cure nell’Ue. Se le spese mediche d’urgenza non coperte dalla propria assicurazione pubblica nei Paesi terzi, per farvi fronte dovrà essere stipulata una assicurazione privata di viaggio.
I titoli di trasporto (voli con partenza o destinazione nel Regno Unito) saranno sempre validi al di là della data del “no-deal”, ma la Commissione consiglia ai viaggiatori di verificare le condizioni di annullamento dei loro biglietti. Essi potranno beneficiare delle leggi Ue che li proteggono in materia di rimborso solo se un loro volo parte da un Paese Ue verso il Regno Unito.

Diritti dei consumatori
Gli europei potranno acquistare online sui siti di e-commerce britannici, ma dovranno farsi carico dei diritti di importazione e dell’Iva. In caso di contestazioni, il cittadino europeo potrà perseguire un commerciante britannico per il fatto che questo commerciante ha venduto il bene nel suo Stato di residenza.
 
 
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