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Contro il nazionalismo, un fronte fragile
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Stati uniti d'europa di Redazione
13 novembre 2018 0:42
 
 C’erano due modi di evidenziare il centenario della Grande Guerra, una volta riconosciute le gravi imperfezioni della pace conclusa dopo l’Armistizio. Si poteva celebrare una unità fittizia, salutare rispettosamente la presenza a Parigi del presidente americano, leader del mondo libero, seguendo i riti del caso, e, con il presidente russo, felicitarsi che queste potenze non siano in guerra le une contro le altre. Oppure si potevano sottolineare le minacce che mettono di nuovo questa pace in pericolo, erodendo la democrazia e dividendo il campo occidentale.
Domenica 11 novembre, a Parigi, Emmanuel Macron ha scelto la seconda.
Il presidente francese ha deciso che l’affermazione dei valori che sottintendono i regimi democratici prevale sull’unità transatlantica, tanto è grave il momento. Dichiarando, nel discorso che ha pronunciato davanti a quasi 80 capi di Stato e di governo all’Arc de Triomphe, che “il patriottismo è l’esatto contrario del nazionalismo”, sottolineando il contrasto tra i due concetti fino a qualificare il nazionalismo come “tradimento del patriottismo”, e fustigando quei nazionalisti che dicono “i nostri interessi vengono prima e non ci importa degli altri!”, Macron si è rivolto certamente a quei suoi concittadini che sono tentati da questa ideologia. Ma il messaggio era indirizzato direttamente al presidente Donald Trump, così come alla prima fila della tribuna dei vari dirigenti, a pochi metri da lui.
Troppi contenziosi transatlantici
Non è la prima volta che Emmanuel Macron si oppone pubblicamente ad un presidente degli Stati Uniti che rivendica il suo nazionalismo e proclama forte e deciso il suo slogan “America first”. Lo ha fatto ad aprile scorso, nella stessa Washington, in un discorso che ha ricevuto un’ovazione dal Congresso americano. Trump non ha avuto paura, all’epoca, di essere un po’ messo da parte: le loro relazioni erano ancora calorose, pressocché complici.
Non è più così. Troppi contenziosi transatlantici, sul clima, sull’Iran, sul commercio, su Israele e la Palestina, sulla sicurezza dell’Europa, ha rivelato agli europei la vera natura della frattura con l’amministrazione americana: non si tratta di incidenti di percorso, ma sui valori, sul multilateralismo e sulla visione delle relazioni internazionali. Trump e Macron si sono scambiati dei messaggi agro-dolci su Twitter e interviste separate, prima e dopo queste cerimonie dell’11 novembre, e il presidente Usa ha avuto una presenza cupa durante tutto il suo soggiorno parigino.
Se la base non è più americana, allora essa deve essere europea. Il messaggio ripetuto dai dirigenti invitati a prendere la parola, soprattutto domenica, la cancelliera Angela Merkel e il segretario generale della Nazioni Unite, Antonio Guterres, è stato quello dell’unità europea. Il presidente Macron ha fatto la scelta molto politica di mettere sontuosamente in scena, sabato e domenica, a Compiègne e poi a Parigi, la sua vicinanza con la cancelliera e la solidità del legame franco-tedesco – anche se molto fluttuante in questa fase di turbolenze politiche tedesche. Berlino ha reso un servizio a questo movimento delegando a Londra, per la prima volta alle cerimonie dell’11 novembre, il presidente Frank-Walter Steinmeier, che si è inchinato davanti al cenotafio: un modo di mostrare che l’Europa continuerà ad esistere al di là della Brexit, e che la Germania ne sarà parte.
Il Rovescio della medaglia è, ma guarda un po’, evidente: l'Europa è essa stessa divisa, sottomessa alle stesse correnti nazionaliste che hanno portato Donald Trump al potere. In seno all’Unione europea, il numero di governi, sia dominati da partiti nazionalisti, sia affidati a coalizioni fragili, aumentano. A confronto, forte dei suoi poteri presidenziali, della sua maggioranza in Parlamento e del suo mandato di cinque anni, Macron appare oggi come il dirigente più solido per condurre, contro il nazionalismo, la lotta del patriottismo, tema senza dubbio più unificante che non quello di un “progressismo” definito male. È anche necessario che la sua base nazionale non si sgretoli inesorabilmente.

(Editoriale del quotidiano Le Monde del 12/11/2018)
 
 
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