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Elezioni europee. Considerazioni elementari contro la presunta ‘perdita di controllo’
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Stati uniti d'europa di Vincenzo Donvito
10 maggio 2019 10:31
 
 Le elezioni europee sono occasione per ricordare che l’idea di una "perdita di controllo" dell'Italia su se stessa, perorata da alcuni esponenti politici di spicco e con grande evidenza mediatica, è una pura menzogna nazionalista. L'Europa ha tutti i difetti della Terra, forse. È una costruzione complicata, ibrida, ambigua. Certamente. Ma non è in alcun modo il mostro burocratico illegittimo che la propaganda sovranista descrive. Confisca del potere? È una favola. Innanzi tutto perché l'Unione obbedisce, molto costituzionalmente, al principio di sussidiarietà. Vengono inviati a Bruxelles solo problemi insolubili a livello nazionale. Il resto - tutto il resto - politica dell'istruzione, della sicurezza, sociale, le usanze, il livello delle imposte, l'importo dei salari, il diritto del lavoro, l'assetto del territorio e molte altre cose, sono riservati agli Stati nazionali.

Si dice anche che quasi tutte le leggi italiane siano decise a Bruxelles. Falso. E’ un’affermazione che non ha senso. E’ vero invece che gli Stati membri dell’Ue devono adeguare la propria legislazione nazionale all’ordinamento dell’Unione europea, e lo fanno con la legge di delegazione europea e la legge europea, leggi che gli stessi Stati approvano: la prima fornisce al governo le deleghe necessarie per includere nuove direttive e altri atti legislativi Ue nell’ordinamento nazionale, la seconda contiene norme di diretta attuazione, che possono modificare o abrogare leggi statali in contrasto con le vigenti norme Ue (1). E quindi è un procedimento logico se si appartiene ad un organismo politico extranazionale che si è costituito proprio per armonizzare la propria legislazione a quella degli altri Stati membri.

Gli stessi sovranisti dicono che la Commissione eserciti una sorta di dittatura invisibile. Falso anche questo. I commissari hanno un potere di proposta. Le decisioni, quelle reali, sono prese congiuntamente dal Consiglio dell'Unione Europea, che rappresenta i governi eletti, e dai deputati del Parlamento europeo, che sono nominati a suffragio universale diretto. Le decisioni sono prese a maggioranza qualificata (2), il che significa che una minoranza di Stati, se sono d'accordo, ha potere di veto.

È la complessità del dispositivo che rende difficile comprendere il processo. Ma questa complessità è inevitabile: gli Stati non vogliono – a tutti gli effetti - rinunciare alla propria sovranità. Da qui il potere del Consiglio dell'Unione Europea, dove ognuno pesa per un voto, che spesso supera quello del Parlamento, dove le maggioranze sono di parte e non nazionali.
In realtà, è spesso il camuffamento tattico di alcuni leader nazionali che dà la sensazione di decisioni cadute dall'alto senza consultazione: leader che quando tornano nella loro nazione imputano all'Unione, o alla Commissione, le decisioni che loro stessi hanno approvato a Bruxelles. Questa è la realtà del potere di Bruxelles, che è molto più democratico e rispettoso degli Stati di quanto si creda.

Considerazioni elementari che è bene tener presente, in qualunque contesto, sì da andare al voto per il rinnovo del parlamento con consapevolezza di causa ed effetto.

NOTE
1 – qui il meccanismo di adeguamento spiegato, con esempi, da Openpolis: https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-la-legge-europea-e-la-legge-di-delegazione-europea/
2 – qui le spiegazioni su come funzionano i voti all’interno del Consiglio: https://www.consilium.europa.eu/it/council-eu/voting-system/qualified-majority/
 
 
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