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Stati Uniti d’Europa. La lettera di Emmanuel Macron agli europei: l’anatra zoppa?
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Stati uniti d'europa di Vincenzo Donvito
6 marzo 2019 9:11
 
 Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha inviato una lettera agli europei per comunicare loro le sue idee in prospettiva delle prossime elezioni europee di maggio (1). Rievocazione della realtà storica di un continente dilaniato dalla storia e oggi unito e solidale. La difesa della libertà (agenzia di controllo dei metodi democratici di formazione del consenso, rimessa in discussione di Schengen). La protezione del Continente (“.. e assumere, nelle industrie strategiche e nei nostri appalti pubblici, una preferenza europea come come fanno i nostri concorrenti americani e cinesi.”). La beffa della Brexit. Ritrovare lo spirito di progresso, etc….
Ovviamente da leggere e rileggere con attenzione.
Ma noi, che siamo quelli dei granelli di polvere negli occhi, dopo averlo letto e riletto siamo rimasti un po’ perplessi e ci siamo posti una domanda: di quale Europa sta parlando il nostro Macron? Quella in un fortino dove ci sono delle dinamiche e dei conflitti dentro le mura? L’Europa che ha alzato i ponti levatoi, sicura del fossato intorno ad essa, e comunque d’amore e d’accordo con quei biricchini di Oltremanica? L’Europa dove si possono fermare solo i nati e i cittadini europei? L’Europa dove ogni Paese, con le proprie sovranità, continua a sbrogliarsi i fatti propri come fossero beghe di quartiere o di città o di provincia, ché poi al disegno strategico essenziale e plasmante ci pensa il cervello (al centro, al sud, al nord, a est, dovunque esso possa essere), che lui strategicamente incarna?
Caro presidente Macron, ma gli immigrati e i migranti, dove sono in questa Europa? Quale funzione svolgono, visto anche che le politiche verso di loro possono far cambiare i governi come dal giorno alla notte, e magari questi governi (noi italiani ne siamo testimoni) poi si pongono come baluardi, roccaforti di violazioni di diritti umani (gli stessi che genericamente, lei Macron, dice che sono uno dei nostri elementi distintivi) e di non secondari scombussolamenti di politiche non solo nazionali? Questi soggetti non ci sono. Come non ci sono le politiche verso di loro… a parte un generico “pensiamo all’Africa e lavoriamo con loro” che da buon francese sarebbe strano non lo avesse inserito in un suo discorso.
Noi, europei a cui si è rivolto, siamo basiti! Certo il suo discorso non è male, tanti passaggi sono condivisibili perché ipotizzano il perfezionamento di quanto già avviato… anche se restiamo perplessi di fronte alle restrizione di Schengen e il suo appello alla diffusione del “nostro” modello di libertà e circolazione… certo, non siamo statisti come lei, ma restiamo lo stesso perplessi.
Le racconto, rispondendo al fatto che lei mi ha indirizzato questa lettera e quindi mi sento legittimato e motivato nel fare altrettanto, una sensazione strana di disagio che ho avuto un paio di anni fa quando sono andato a visitare Tokyo: mi sembrava di essere in un fortino, per strada era rarissimo incontrare persone disagiate, i caucasici erano rari (ovvio) ma neri, latino-americani ed arabi praticamente inesistenti, nella gigantesca moltitudine di quel popolo mi sentivo a disagio. E infatti, dopo che ho preso il volo per tornare a casa, cambiando aereo a Parigi, mi sono incrociato con centinaia di passeggeri non-orientali e non caucasici, essenzialmente donne e uomini africani che coi loro profumi, il loro interloquire, il loro abbigliamento, i loro modi, mescolati a quelli di migliaia di orientali e caucasici e latino-americani, mi hanno fatto svanire il disagio e mi hanno fatto sentire a casa. Una sensazione fisica, e culturale, dovuta anche al fatto che anche lì dove sono nato e vivo, l’Italia, la promiscuità multirazziale e multiculturale (nonostante le urla dell’attuale governo) sono quotidianità.
Le dico questo perché, mentre leggevo e rileggevo la sua lettera, ho provato lo stesso disagio di quando ho visitato Tokyo. Non vorrei ritrovarmi, in questa Europa che lei prospetta, a sperare di riprovare le sensazioni del mio volo di transito a Parigi. So che non è così. In Francia, poi… neanche la Le Pen ci porterebbe a tanto.
Discorso lungo, articolato e pieno di pensieri, osservazioni, riflessioni quello su un’Europa che, come sembra lei voglia comunicarci, rimane al palo per le politiche sull’immigrazione. Le vogliamo ignorare? Suvvia, presidente Macron, noi potremmo anche ignorarle, ma loro non ignoreranno mai noi. Il suo messaggio sembra un'anatra zoppa. Cos’è che non torma?

NOTA
1 – qui il testo completo
https://www.corriere.it/esteri/19_marzo_04/macron-rinascimento-l-europa-che-va-voto-a690e9e6-3eb5-11e9-9f32-100a9420857f.shtml
 
 
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