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Le trombe sfiatate del sovranismo 'anti-europeo'
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Stati uniti d'europa di Redazione
1 giugno 2018 18:03
 
 Patriottico accusatore di malafede dell'Unione europea … Una coalizione populista vince le elezioni in Italia. Questa presenta un governo al presidente Mattarella. Che si dice pronto ad avallarlo, ma con una eccezione. Il ministro delle Finanze, che lui giudica per le sue prese di posizione, e le intenzioni, contrario, non alle opinioni europee (in questo caso, avrebbe dovuto ricusare il governo tutto intero), ma al programma architettato dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle. In effetti, questo ministro proposto non prevede di uscire dall’euro, tanto meno dall’Unione, anche se é conosciuto per le sue posizioni anti-moneta europea e per la sua ostilità viscerale - e francamente losca – contro i tedeschi. Da qui il rifiuto di Mattarella.
Ed ecco che tutte le trombette sfiatate del sovranismo hanno suonato l’allarme: diktat di Bruxelles! L’Unione contro i popoli! L’Europa contro la democrazia! Etc. Cosa pensate che sia successo? Tre giorni dopo, la stessa coalizione presenta una nuova équipe, senza il ministro contestato a quel posto, e il Presidente dà il via libera. Vincitori delle elezioni, i populisti governano (con un programma bestialmente irresponsabile, ma questa é un’altra storia). Dov’é il "diktat” dell’Europa? Il bavaglio imposto ai popoli? L’Imperium irresistibile dei mercati? Non c’é nulla. Il popolo italiano ha parlato. Le istituzioni hanno funzionato, Il nuovo governo deve ora gestire la sua situazione economica con un deficit annunciato difficilmente sostenibile e, soprattutto, negoziare coi suoi creditori, che non hanno nessuna intenzione – é umano – perdere il denaro che hanno prestato allo Stato italiano.
Il mito della “dittatura europea” risente ancor piu’ di questo fracasso nel caso britannico. Il popolo inglese si é pronunciato per l’uscita dall’Unione. Questa uscita é in corso. Nessuna pressione da parte di Bruxelles, nessun affossamento della volontà popolare britannica. Al contrario, gli europei dicono: “Volete uscire? Uscite!” Ed ora sono i britannici – e non gli europei – che si stanno facendo delle domande. E’ finalmente una buona idea? Cosa ci guadagniamo? Bisogna veramente rompere? La domanda e’ ormai diffusa nelle opinioni di oltre-Manica, a cominciare dai conservatori, profondamente divisi sulla questione.
Theresa May, che aveva dichiarato con cipiglio maschile “Brexit is Brexit”, sta facendo votare una disposizione surrettizia dal suo governo, secondo la quale, se la stessa verrà approvata, l’applicazione della Brexit slitterà di ulteriori tre anni.
L’opinione inglese, in maggioranza, ritiene che il proprio livello di vita diminuirà: l’uscita dall’Unione, che presuppone di rimettere una frontiera tra l’Irlanda del Nord e l’Irlanda del Sud, pone dei problemi inestricabili (nel momento in cui gli irlandesi, in maggioranza, vogliono restare nell’Unione). “Diktat di Bruxelles”? No: ricordo di qualche evidente realtà: l’Unione, per quanto sia maldestra, nonché dominata dai liberali e dall’ortodossia dei Paesi del Nord che si può anche deplorare, resta un rifugio di pace e di protezione monetaria ed economica per i popoli. Tant’é che né i populisti del Movimento 5 Stelle, né i polacchi, né gli ungheresi, e nemmeno il Front National, alla fin fine sostengono che se ne debba uscire. Gli squittii propagandistici dei sovranisti di ogni tipo non cambieranno nulla.

(Editoriale di Laurent Joffrin, pubblicato sul quotidiano Libération del 01/06/2018)
 
 
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