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Ue, Brexit e prospettive. Il non-aiuto del governatore della Toscana
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Stati uniti d'europa di Vincenzo Donvito
17 luglio 2016 13:27
 
 “Secondo me non si puo' certo pensare ad un ingresso della Turchia. Soprattutto dopo la Brexit un'Europa a due velocita' deve diventare una soluzione per mantenere un ruolo della Ue”. “Lo stesso allargamento ad Est si sta rivelando problematico, forse un po' improvvido”. Chi e' che pronuncia queste frasi? Un euroscettico che, nonostante tutto, continua a non pensare di far uscire il proprio Paese dall'Unione? Lo stesso euroscettico in cerca di consensi elettorali “di pancia” che pero', in ambito di una sorta di nuova autarchia comunitaria sviluppatasi dopo la Brexit, cerca un presunto consenso rastrellando tra i dubbiosi in nome di una patria Europa? Puo' darsi che si tratti di entrambe le posizioni o di nessuna delle due, ma queste frasi sono state pronunciate dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, in un dibattito pubblico a Treviso; e pur se le interpretazioni possono essere variegate, aspettando magari che il pensiero del governatore toscano sia piu' fluido ed esplicativo, l'autarchia e' quanto non riusciamo a non leggervi. Qualcosa tipo “Dio me l'ha dato e guai a chi me lo tocca” o, nella versione piu' becera “io so' io e tu non conti un cazzo”.
Opinioni espresse il giorno dopo il fallito golpe in Turchia, in piena onda xenofoba, antiumanitaria e antimmigrazione di alcuni Paesi comunitari che nel secolo scorso appartenevano al cosiddetto blocco sovietico. In piena onda di un Regno Unito dove il nuovo premier, Theresa May (che si dichiara europeista), non ha trovato di meglio che nominare come ministro degli Esteri quel Boris Johnson che e' stato uno dei principali artefici della Brexit.
Enrico Rossi si muove in questo contesto e, magari, non gli viene in mente che in Turchia, se questa fosse stata membro a tutti gli effetti dell'Ue, non avremmo assistito al golpe da operetta che ha avuto come unico risultato quello di fare ulteriore piazza pulita dei presunti oppositori al potere del presidente (democraticamente legittimo) Erdogan. Ve l'immaginate un tentativo di colpo di Stato in Grecia o in Estonia? Fantapolitica di quart'ordine. E non a caso ho citato Grecia ed Estonia, perche' il primo e' un Paese che deve la sua sopravvivenza all'appartenenza all'Ue, mentre il secondo e' uno dei modelli a cui far riferimento perche' utilizza a pieno i fondi comunitari per la propria modernizzazione (quei fondi che in Italia -e nella Toscana di Enrico Rossi- sono molto poco utilizzati e tornano al mittente, lasciando in piedi infrastrutture che renderebbero l'Italia meno pericolosa e piu' funzionale… come, per esempio, la rete ferroviaria sulla linea Bari/Foggia).
Non solo, ma ad Enrico Rossi non gli viene neanche in mente che se molti nuovi Paesi Ue dell'ex-blocco sovietico, non facessero parte a pieno titolo dell'Ue, non solo sarebbero dominati dalla Russia di Putin (vedi Bielorussia e l'Ucraina/Crimea), ma sarebbero a “fare la fame” con enormi difficolta' che forse potrebbero essere minori solo divenendo membri Ue (vedi l'attuale situazione in Albania e in Serbia).
Qual e' il problema? A nostro avviso e' che l'Unione europea non viene vista, vissuta e usata come trampolino di lancio verso gli Stati Uniti d'Europa, ma solo come se fosse ancora la vecchia Comunita' Europea, magari con l'Ecu ancora al posto dell'Euro. Cioe' come se la storia di questi anni non fosse esistita e non ci avesse insegnato nulla: come se il grande mercato che oggi e' l'Unione, se ha difficolta' non e' certo dal punto di vista economico (dove un Uk-Brexit ci sta senza problemi irrisolvibili), ma essenzialmente politico, di governance democratica, di decisione e di potere politico che, per quanto ci riguarda, dovrebbe fare ampio tesoro all'esperienza Usa.
Questa nostra, e' un'impostazione che si rifa' al Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, impostazione sicuramente da attualizzare con un nuovo manifesto (magari un po' diverso dall'illeggibile trattato di Maastricht). Che parta dal presupposto federalista, dell'unione politica dei diversi (figurarsi che dovremmo affrontare il fatto che alcuni Stati dell'Unione sono monarchie ed altri repubbliche…) non certo dall'autarchia, con conseguenti privilegi “corporativi”, che si basano sul “chi c'e' c'e' e quindi spartiamoci il privilegio”, ma sul fatto che all'economia transnazionale che cerca di affrontare i grossi problemi del Pianeta per farci stare tutti un po' meno male, non si puo' solo lasciarla alla logica del profitto, ma occorre governarla nel rispetto e nell'attuazione delle diversita'.
Sogno di una notte di mezza estate?

Questo articolo viene pubblicato sulla nuova rubrica del web Aduc che abbiamo attivato proprio dal giorno stesso della Brexit, rubrica che si chiama “Stati Uniti d'Europa” 
 
 
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