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Vita da cani. Pet esseri senzienti, il Parlamento ci prova con nuove regole su maltrattamenti e randagi
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Vita da cani di Redazione
16 ottobre 2020 12:56
 
 Tutelare gli animali come essere senzienti. Con una legge che preveda nuove misure per prevenire e gestire il randagismo, regole ferree econtrolli per le strutture destinate a ospitare cani e gatti, campagne “obbligatorie” per informare e promuovere le adozioni. E anche un elenco per schedare chi si è reso responsabile di maltrattamenti, una sorta di Daspo per impedire attività a contatto con gli animali. Sono questi gli obiettivi principali di una proposta di legge (n.2063) presentata alla Camera dei deputati, prima firma Francesca Flati (M5S).

La proposta
Il testo risale, in realtà, ad agosto 2019, ma è rimasto sugli scaffali di Montecitorio prima per la crisi del Governo Conte I, poi per l’emergenza Covid. A fine luglio 2020 la macchina si è rimessa in moto e i contenuti sono stati illustrati nel corso di una conferenza online. “Gandhi affermava – ricorda la deputata Flati – che la grandezza e il progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui si trattano gli animali. Eppure la normativa attuale non fornisce sufficienti tutele per gli animali e adeguate sanzioni per chi li maltratta. Da qui l’idea di presentare una proposta di legge fondata sulla necessità di ridisegnare i confini dei diritti attribuiti ai nostri compagni di vita. Considerarli esseri senzienti, ossia dotati di una loro sensibilità è un obbligo non più rinviabile, ma non è che il primo passo”.

Le difficoltà italiane
Il principio è enunciato nel Trattato di Lisbona dell’Ue: “L’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”. Ma nel nostro Paese non ha mai trovato una reale applicazione nell’ordinamento giuridico.“In Italia, purtroppo, nonostante l’impegno di associazioni, enti e volontari – continua Flati – siamo ben lontani dal poter garantire agli animali, anche a quelli che condividono le nostre case e le nostre vite, la dignità e i diritti che meritano. Tra le criticità maggiori ci sono l’abbandono degli animali, i cosiddetti canili ‘lager’, la mala gestione e la non corretta realizzazione delle strutture che dovrebbero assicurare loro una dignitosa esistenza. In questo quadro normativo frammentato si aggiunge la mancanza di adeguati controlli sulle strutture di ricovero e l’impossibilità di identificare con esattezza le persone che si sono rese responsabili di atti di violenza contro gli animali, al fine di escluderle da qualsiasi attività legata agli animali stessi, oltre che la mancanza di un sistema sanzionatorio adeguato”.

Un’anagrafe ben organizzata
La proposta punta a creare una “anagrafe nazionale bene organizzata” e anche un elenco di “coloro che si sono resi responsabili di maltrattamento nei confronti di qualsiasi animale”, a cui saranno precluse attività a contatto con gli animali stessi. “Vogliamo fare luce sui casi di mala gestione e mettere in piedi norme specifiche anche per le strutture di ricovero e accoglienza, istituendo un adeguato sistema di vigilanza nei luoghi che ospitano gli animali, con controlli periodici che possano verificarne lo stato di salute, e permettendo l’accesso ai volontari. Sarà vietato l’utilizzo di animali randagi o ospitati presso le strutture di ricovero per qualsiasiattività di sperimentazione, anche per quei rari casi in cui la legge ancora lo consente”, sottolinea la deputata. Obiettivo della proposta di legge è riordinare e modificare la legislazione vigente in materia di animali di affezione, con particolare riferimento ai cani e ai gatti, stabilita dalla legge n.281 del 1991.

Frammentarietà della materia
“Nonostante gli interventi del legislatore – si legge nella relazione cha accompagna la proposta – ancora oggi si riscontra una lacunosa e non uniforme applicazione della legge nel territorio nazionale. Questa situazione è dovuta alla frammentarietà della materia che, negli anni, è stata oggetto di diversi accordi tra lo Stato, le Regioni e le autonomie locali e di ulteriori interventi legislativi che l’hanno resa poco organica e non incisiva e come tale non idonea a garantire la tutela degli ani-mali di affezione”. Secondo i promotori della nuova proposta, bisogna intervenire anche per ribadire il principio che riconosce a tutti gli animali di affezione lo status di esseri senzienti con il conseguente obbligo da parte dello Stato di tutelare il loro diritto al benessere e le loro caratteristiche biologiche ed etologiche.

Un nuovo status
Il riconoscimento di questo status comporta inevitabilmente una serie di tutele in favore di questi animali, che la proposta in esame intende affrontare partendo da sette priorità, riassunte così nella relazione:
- garantire il loro diritto alla vita e introducendo il divieto di sopprimerli a meno che non siano gravemente malati o incurabili e comunque sempre dopo che tale patologia sia stata diagnosticata e certificata dal personale sanitario competente;
- introdurre l’obbligo, per le autorità competenti, di effettuare campagne di informazione, di sensibilizzazione e di promozione delle adozioni nonché di prevenzione del randagismo;
- prevedere un efficiente controllo della popolazione dei cani e dei gatti esercitato mediante un riordino dell’anagrafe canina e felina con obbligo per tutti coloro che detengono un cane o un gatto di iscrivere i propri animali presso le strutture competenti al fine di censirne la popolazione. L’iscrizione comporta il rilascio di un libretto d’identità “zampa amica” utile non solo per identificare l’animale, ma anche per conoscere le eventuali patologie dalle quali lo stesso potrebbe essere affetto;
- istituire un elenco nazionale dei responsabili di atti di violenza e maltrattamento nei confronti degli animali che comporterà una serie di preclusioni e divieti per coloro che sono iscritti in esso. Nell’elenco sono iscritti anche coloro che siano fortemente indiziati di aver commesso fatti o atti in violazione della legislazione per la tutela degli animali o che siano già noti per avere una predisposizione a commettere tale tipologia di reati e coloro che abbiano smarrito il proprio animale più di una volta, salvo che non si dimostri di aver adottato tutte le cautele necessarie per evitare la fuga e la dispersione dell’animale;
- attribuire un più incisivo ruolo alle Regioni e ai Comuni ai fini dell’adozione e attuazione di un programma triennale degli interventi di controllo demografico della popolazione animale, di sterilizzazione e di prevenzione del randagismo. Si prevede, inoltre, un maggiore potere di controllo delle Regioni sull’utilizzazione dei fondi statali da parte dei Comuni tramite la trasmissione al ministero della Salute di un rendiconto sulla distribuzione dei fondi, il loro utilizzo e gli obiettivi raggiunti. Quanto ai Comuni, si rafforza il loro potere ai fini dell’attuazione di piani di controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione;
- della gestione dei canili e dei gattili sanitari in modo diretto ovvero tramite convenzioni con le associazioni animaliste e zoofile o con soggetti privati; dell’osservanza delle leggi e dei regolamenti relativi alla tutela e al benessere degli animali presenti nelterritorio, anche se detenuti da privati, predisponendo le necessarie azioni amministrative volte alla tutela, al ricovero, alla custodia, al mantenimento e all’erogazione delle cure necessarie;
della verifica della regolarità amministrativa, contabile e gestionale delle strutture di ricovero per animali presenti nel territorio;
- di favorire la costruzione o la ristrutturazione dei canili e dei gattili;
- prevedere requisiti tecnici minimi indispensabili che le strutture deputate a garantire il ricovero degli animali devono rispettare al fine di assicurare buone condizioni di vita e il rispetto delle norme igienico-sanitarie e di soddisfare le loro esigenze psicofisiche, etologiche e sanitarie;
- stabilire un adeguato sistema di vigilanza che preveda ispezioni presso le strutture realizzate per ospitare gli animali e l’irrogazione di sanzioni nel caso di violazioni della legge.

È un lavoro poderoso: “La questione è davvero molto ampia e che c’è tanto, tantissimo da fare, soprattutto a livello locale. Ma è importante partire con un primo passo, una legge quadro – spiega l’on. Flati – che possa fornire indicazioni precise ed incisive. Iniziare così a mettere le basi per una normativa esaustiva, completa e capace di dare voce ai nostri amici che all’interno delle istituzioni non ne hanno”. Salvo nuovi stop in Parlamento.

(articolo di Marcello Longo su Aboutpharma.com/ del 12/10/2020)
 
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