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Nel cuore del Ceta (accordo Ue/Canada). 5: i servizi pubblici sono minacciati?
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Stati uniti d'europa di Redazione
11 novembre 2016 17:27
 
 Il quotidiano le Monde e il sito web tedesco Correctiv.org si sono messi a spulciare dall'inizio di novembre nelle duemila pagine dell'accordo commerciale Ceta, siglato domenica 30 ottobre tra l'Unione Europea e il Canada, per tentare di capire se le paure dei suoi oppositori sono fondate o meno.
1mo articolo – i tribunali di arbitraggio minacciano la democrazia?
2do articolo – l'agricoltura europea sara' sacrificata?
3zo articolo – CETA e il clima si accoppiano bene?
4to articolo – la democrazia europea sara' diseredata?
5to articolo – i servizi pubblici sono minacciati?
6to articolo – il CETA e' inarrestabile?
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Chi in un Paese si deve occupare dell'educazione, dell'approvvigionamento di acqua o del sistema sanitario? Il pubblico o il privato? A differenza del Canada e degli Usa, l'Europa ha una forte tradizione di servizio pubblico in questi settori. Gia' messo male in questi ultimi decenni grazie alle politiche di liberalizzazione condotte sotto l'egida della Commissione europea, i servizi pubblici europei potrebbero essere minacciati dall'accordo commerciale CETA?
1 – Il CETA protegge i servii pubblici?
2 – Che dire dei servizi pubblici gia' liberalizzati?
3 – Sara' possibile fare marcia indietro?

1 – Il CETA protegge i servizi pubblici?
Il problema
La paura in merito dei servizi pubblici e' alimentata da molto tempo da numerose organizzazioni della societa' civile e si appoggia su un dettaglio molto tecnico del CETA, che potrebbe benissimo avere delle implicazioni pesanti: l'introduzione di liste negative.
Liste positive e negative
Tradizionalmente, gli accordi commerciali siglati dall'UE consistono nel listare una serie di settori che essa stessa si impegna a liberalizzare -cioe', promettere di:
- non mantenere dei monopoli pubblici;
- non favorire l'operatore pubblico con delle sovvenzioni o dei privilegi, anche in un mercato aperto alla concorrenza (esempio: la SNCF nel trasporto ferroviario);
- non discriminare gli operatori del mercato in funzione della loro nazionalita'.
Queste si chiamano “liste positive”. Era quindi molto facile sapere su cosa impegnarsi siglando un trattato, e di proteggere i servizi pubblici.
Il CETA introduce per la prima volta in Europa un sistema molto piu' imprevedibile: le “liste negative”. In virtu' di questo sistema, l'UE si impegna a liberalizzare tutti i settori della sua economia, salvo quelli che cita esplicitamente nella “lista negativa”.
Tutta la questione e' quindi nella redazione di questa famosa lista: se essa contiene tutto i servizi pubblici europei, questi saranno protetti dall'esigenza di liberalizzazione. Se alcuni sono stati dimenticati, niente o nessuno potra' salvarli. E' il principio del “elencare o perderlo”.
I servizi pubblici piuttosto protetti
Il problema e' che non esiste una definizione unificata dei servizi pubblici in Europa -al di fuori di una lista ristretta di “servizi forniti nell'esercizio del potere governativo”, cioe' delle funzioni per eccellenza dello Stato come la giustizia, la polizia o la moneta. La Posta e' per esempio, un servizio pubblico per la Francia, ma non per Bruxelles, che ha parzialmente liberalizzato questo servizio, perche' ritiene che abbia una dimensione di mercato (per i pacchetti, essenzialmente).
Per premunirsi il piu' largamente possibile, l'UE ha fatto scrivere nel CETA una clausola che protegge tutti i “servizi riconosciuti di utilita' pubblica a livello nazionale o locale”. Una riserva piuttosto rassicurante, che lascia alla Francia come al Comune di Tulle tutto il potere per definire cio' che secondo loro e' un servizio pubblico. Questa clausola permettera' ai Paesi europei di mantenere dei monopoli pubblici o delle concessioni esclusive per degli operatori privati su un mercato. Per esempio, SNCF Rete potra' conservare il suo monopolio sulla rete ferroviaria francese, e Enedis (ex-ERDF) il suo quasi-monopolio sulla distribuzione dell'elettricita'. Le amministrazioni comunali potranno anche continuare a distribuire l'acqua nel proprio Comune.
L'UE ha aggiunto delle garanzie specifiche per proteggere l'educazione, la sanita' e i servizi sociali. La Francia ha domandato, per esempio, delle clausole specifiche per proteggere EDFe i trasporti di autobus, che sono solo in parte aperti alla concorrenza.


2 - Che dire dei servizi pubblici gia' liberalizzati?
Il problema
Le regole europee della concorrenza hanno gia' smantellato diversi servizi pubblici, vincolando gli Stati ad aprire il trasporto ferroviario, i giochi d'azzardo, la posta o la fornitura di elettricita' a degli operatori privati che si affiancano ai propri operatori “storici”.
Cio' che il CETA cambiera'
La maggior parte di questi settori saranno quindi ormai aperti alle imprese canadesi, che potranno fare concorrenza alla Posta o alla SNCF (a partire dal 2019). Una concorrenza che potrebbe generare “una fragilita' finanziaria che obblighera' progressivamente l'operatore pubblico a funzionare come un operatore privato classico, e nello stesso tempo a rinunciate alle sue funzioni di servizio universale”, secondo Amélie Canonne, di Aitec, una associazione critica verso gli accordi di libero scambio. In effetti, gli obblighi di liberalizzazione vietano gia' spesso a livello europeo gli aiuti pubblici all'operatore “storico” ed esigono la sua redditivita'.
La Commissione europea giura che “i governi resteranno liberi di introdurre o conservare degli obbligazioni di servizio universale”, che si applicherebbero anche bene all'operatore “storico” ed ai nuovi entranti (come, per esempio, la copertura integrale di un territorio o il servizio di cinque giorni a settimana per la posta). E che essi potranno sempre limitare il numero di attori autorizzati su un mercato.

3 – Sara' possibile fare marcia indietro?
Il problema
Cosa succedera' se uno Stato decide un giorno di far tornare un mercato nell'ambito pubblico? Se un governo decreta che l'accesso ad Internet e l'educazione per gli adulti, fino ad oggi liberalizzati, sono un servizio pubblico? Se una amministrazione comunale decide di riprendere sotto il controllo pubblico la gestione dell'acqua che prima era stata affidata ad un privato? Diversi sono coloro che temono che il CETA congeli la liberalizzazione dei settori al livello attuale, impedendo di tornare indietro e legando le mani delle autorita' per decenni.
Perche' e' piu' complicato
Disposizioni di questo genere esistono negli accordi commerciali: vengono chiamate “clausole del non-ritorno”. Ma la riserva sui servizi pubblici presa dall'UE dovrebbe a priori servire ad evitare che tali scenari si producano.
Per rispondere ai dubbi della Vallonia e, piu' largamente, della societa' civile. Bruxelles e Ottawa hanno scritto una dichiarazione interpretativa del CETA che assicura che l'accordo “non impegnera' i governi a fornire dei servizi pubblici che in precedenza aveva assicurato attraverso dei fornitori privati ne' di far tornare sotto il controllo pubblico dei servizi pubblici che aveva scelto di privatizzare”. E' quello che contesa la federazione europea dei servizi pubblici, senza che sia possibile ottenere un reale consenso di qualche giurista sulla questione.
Comunque, procedere in questo modo sara' probabilmente piu' complicato per le regole europee e per il CETA. La sola differenza e' nei ricorsi di cui disporranno le imprese canadesi lese da una rinazionalizzazione su un mercato sul quale essere erano gia' presenti. Espropriate, esse potranno rivolgersi verso il meccanismo di arbitraggio del CETA per ottenere una compensazione finanziaria -mentre le imprese europee dovranno accontentarsi delle giurisdizioni nazionali.
Resta un ultimo punto interrogativo: cosa succedera' se la Francia decide fra qualche decennio di fare del teletrasporto o della crioconservazione un servizio pubblico? Ovviamente, siccome questi servizi non esistono oggi, e' impossibile metterli nell'elenco delle riserve europee sul CETA. La Commissione europea assicura che la clausola di salvaguardia dei servizi pubblici e' sufficientemente larga ed evolutiva per doversi far carico di casi del genere. Il futuro lo dira'.

(articolo di Maxime Vaudano)
 
 
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