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OTTO PER MILLE: GUARDA ALLA VOCE "PUBBLICITA'" (E "GESTIONE")
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La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
15 febbraio 2008 0:00
 
Sono ormai sette anni che su queste pagine web mi occupo dell'OTTO PER MILLE (OPM) e adesso mi sembra giusto dedicare una nota apposita alla Voce: Pubblicita'. Non che finora abbia trascurato l'argomento; tutt'altro. Ho cominciato a occuparmene fino dal 15.4.2002, in un aggiornamento dei dati sulle confessioni religiose
(clicca qui), e, da quel momento, l'ho richiamato ogni anno; e cosi' continuero' a fare.
Adesso pero' sento l'esigenza di raccogliere tutte queste informazioni sparse e di dedicare loro uno spazio apposito per fare il punto della situazione.
Infatti le domande circa il costo della pubblicita' per attirare piu' consensi (cioe' piu' firme sull'apposito modulo della denuncia redditi Irpef) e anche il costo della gestione di questi fondi (cioe' quello che concerne la relazione con lo Stato per l'incasso dell'OPM e del rendiconto, l'individuazione delle esigenze a cui rispondere, la distribuzione dei fondi, eccetera) sono due domande, piu' che lecite e legittime, che si impongono non appena si osserva la faccenda dell'OPM con un minimo di attenzione. E specialmente quando, verso giugno, parte la campagna pubblicitaria, che soprattutto la Chiesa cattolica conduce con grande dispiego di mezzi e con tutti gli strumenti di comunicazione a disposizione oggigiorno.
Dato che il Ministero dell'Interno, destinatario per legge dei Rendiconti delle singole confessioni religiose, non ritiene di essere in obbligo di fornire ai cittadini e contribuenti alcuna informazione in proposito, l'unica possibilita' di raccogliere dei dati sull'argomento e' quella di rivolgersi direttamente ai singoli beneficiari, che sono da diversi anni i soliti piu' o meno "magnifici" sette, e cioe', oltre allo Stato, la Chiesa Cattolica, i Valdesi, gli Avventisti, i Luterani, l'Ucei e le Adi.

Ecco dunque una carrellata sui singoli beneficiari OPM con l'attenzione rivolta a queste importanti voci e alcune considerazioni in merito.

Stato: lo Stato, elemosiniere e elemosinante insieme, non ha mai fatto alcuna pubblicita' nel senso comune del termine, cioe' non ha mai detto una cosa tipo: "date i soldi a me perche' come li uso io non ce n'e' un altro al mondo!", spendendo per questo un bel po' di quattrini. No, questo non l'ha mai fatto e, secondo me, e' giusto che sia cosi'. Ha pero' fatto e fa un'altra cosa, doverosa, e' ovvio, ma non da poco. Inserito nei moduli per la dichiarazione dei redditi (compresi i moduli su cui i datori di lavoro riepilogano i redditi dei dipendenti) vi e' uno spazio apposito per l'OPM, in modo che tutti i contribuenti, anche quelli che non sono obbligati a fare la denuncia dei redditi, possano effettuare la loro scelta. Semmai c'e' da osservare che, fino al 2005, non veniva spiegato il meccanismo OPM, ragion per cui il contribuente poco informato poteva pensare che, se non metteva alcuna firma, i soldi in questione tornassero allo Stato. Ma, come sappiamo bene, le cose non stanno cosi', perche', anzi, chi non sceglie un solo beneficiario, in realta' distribuisce la "sua" quota OPM fra tutti quelli che concorrono anche alla quota non espressa e cio' in proporzione delle scelte espresse. Ma questa carenza di informazione, tutto sommato, favoriva i beneficiari che concorrono anche alla quota non espressa e, in particolare la Chiesa cattolica che ha sempre fatto la parte del leone nelle quote espresse da una minoranza di contribuenti, ricevendo quindi un'analoga fetta anche della piu' cospicua parte non espressa, come si vedrà meglio parlando proprio della Chiesa. Dal 2006, invece, il meccanismo e' spiegato sia sui "Cud" sia sui moduli del "730" e "Unico" e ci si potrebbe aspettare un numero maggiore di quote espresse. Ma per saperlo bisognera' aspettare tre anni. D'altra parte, bisogna sempre tenere a mente che l'OPM, nella sua concezione primordiale, nacque, a seguito del nuovo Concordato del 1984, per continuare a finanziare la Chiesa cattolica dopo l'abolizione della vecchia "congrua", retaggio del Concordato del 1929, che era stata peraltro la stessa Chiesa cattolica a cancellare dal suo Codice di Diritto Canonico pubblicato poco prima del nuovo Concordato. Di conseguenza, il disinteresse statale a una sua propria pubblicita', potrebbe anche avere radice in un impegno non scritto per continuare a favorire la Chiesa cattolica.
Comunque sia, per lo "Stato", dunque, zero spese di pubblicita', mentre le spese per la gestione dell'OPM statale, che pure devono esserci, non sono imputate sull'OPM dello Stato (e questo e' un aspetto, a mio avviso, equivoco).

Chiesa cattolica: la Chiesa cattolica, invece la pubblicita' classica la fa, eccome! Anzi, a dire il vero, quella sull'OPM l'ha inventata proprio lei, e da una quindicina d'anni a questa parte l'ha resa sempre piu' raffinata, capillare e martellante specialmente nel periodo giugno-luglio. E visti gli introiti OPM, verrebbe da dire che i risultati si vedono. Fra acconti e conguagli, negli ultimi tre anni la chiesa cattolica ha incassato le seguenti somme:
2004: euro 936.527.000;
2005:euro 984.115.165,49;
2006: euro 929.942.977,10.

Ma: e' vera gloria? Io oso dire di no! Perche' queste cifre da capogiro sono esclusivamente frutto del perverso meccanismo OPM. La chiesa cattolica, con altri (per ora) 4 beneficiari partecipa anche alla distribuzione della quota OPM non espressa con la stessa percentuale della quota espressa che pero' e' sempre stata una minoranza rispetto al totale dei contribuenti. Tradotto in soldoni: nel 2006 i contribuenti che hanno fatto una scelta valida sono stati solo il 39,52% del totale. Di essi, l'89,16% ha scelto la Chiesa cattolica. E cosi' essa si e' portata a casa l'89,16% di tutto l'OPM. Ma se facciamo bene i conti vediamo che quell'89,16% delle preferenze espresse corrisponde in effetti solo al 35,24% dei contribuenti. E' solo tale percentuale, in realtà, che è stata convinta da tutta quella pubblicità. Ma è davvero un buon risultato? Su questa domanda chiudo la disgressione.
Il fatto che ci interessa adesso è un altro e cioè l'assenza totale di ogni indicazione di spesa per la pubblicità negli specchietti che, sul sito OPM della Chiesa cattolica, segnalano molto all'ingrosso le destinazioni delle ingenti somme riscosse ogni anno. Lo stesso discorso vale anche per le spese inerenti alla gestione di questa enorme massa di denaro. Di conseguenza, e' lecito pensare che tali non indifferenti spese siano mimetizzate nelle varie voci e che quindi le cifre attribuite a beneficio di questa o quella attivita' debbano essere ridotte in realta' dell'importo corrispondente a quelle spese. Ma cosi' risultano alterati anche i calcoli delle percentuali di ripartizione, che sia pure sempre all'ingrosso, possiamo elaborare per capire meglio la situazione. Quindi, non si e' lontani dal vero a dire che, oltre che all'ingrosso, il cosiddetto "resoconto" OPM pubblicato in rete dalla Chiesa cattolica e' anche inattendibile. E cio' si evince chiaramente da un'intervista rilasciata l'8 giugno 2007 al Sir (Servizio informazioni religiose) da Paolo Mascarino, responsabile del "Servizio per la promozione al sostegno economico alla Chiesa", in cui questo signore dichiara che "investiamo circa 9 milioni di euro all'anno, con un'incidenza media pari solo a meno del 1% dei fondi raccolti (circa 990 milioni di euro)"". In precedenza, rispondendo alla domanda "Come mai la Chiesa ha deciso di destinare delle risorse alla pubblicita'?", aveva risposto: "La Chiesa non ha garanzie; l'otto per mille non e' automatico e ogni anno richiede l'esplicita partecipazione dei contribuenti. Lo Stato lascia agli enti partecipanti all'otto per mille la responsabilita' di informare e sensibilizzare i contribuenti alla firma per la destinazione, senza farsene carico, ne' direttamente, ne' attraverso la disponibilita' di spazi televisivi gratuiti o a tariffe agevolate. La Cei, da parte sua, e' tenuta a norma di legge (L.222/85) a fornire adeguata informazione e sensibilizzazione pubblica sulle risorse che riceve dall'otto per mille e sulle finalita' cui sono state destinate. La relativa campagna di promozione e i suoi costi sono dunque coperti dai fondi otto per mille assegnati alla Chiesa".
Benissimo. Ma dove e' scritto tutto cio' sui "rendiconti" OPM a disposizione del pubblico?
Nella dichiarazione di Mascarino, a ben guardare, si scopre anche un'altra ambiguita'. Stando ad essa, la Chiesa cattolica pagherebbe in denaro sonante tutta la pubblicita' che fa su radio, televisioni, quotidiani, riviste e altro ancora. Ma ne siamo certi? L'opinabile (e, a parer mio, anche un po' svergognata) pretesa che lo Stato dia ancora soldi per pagare del tutto o in parte gli spot televisivi della Chiesa cattolica (come, peraltro, di ogni altra confessione religiosa) attira l'attenzione sulla Tv di Stato, dove, fa capire Mascarino, la Chiesa cattolica paga le tariffe piene. Benissimo. Ma che cosa succede davvero sulle radio e le TV private e sulla stampa? Qui puo' benissimo accadere che il proprietario/gestore della tale azienda offra spazi gratuiti. Cosa legittima, s'intende, che probabilmente si verifica anche. Ma in tal caso c'e' da chiedersi se in quei 9 miliardi annui di pubblicita' sia compresa anche una quantificazione della pubblicita' offerta gratuitamente o se essi siano tutti soldi che escono effettivamente dalla cassa OPM della Chiesa cattolica. Dal tenore della risposta sembrerebbe piu' vera questa seconda ipotesi, ma in tal caso la spesa per la pubblicita' (nel senso del valore oggettivo di essa) sarebbe superiore ai 9 milioni di euro, e anche questo andrebbe dichiarato per amore di verita', o semplicemente per un molto terreno senso di onesta' intellettuale.
Comunque, resta il fatto che di questa spesa di 9 milioni di euro all'anno, nei "rendiconti" OPM pubblicati dalla Chiesa cattolica non vi e' la minima traccia. Non sara' l'ora di colmare tale grave lacuna?

E ora, dai vertici stellari degli introiti ( (e delle spese dichiarate informalmente nell'intervista citata) della Chiesa cattolica alla modestia dei bilanci OPM delle altre confessioni religiose.

Nel 2006, per esempio,
i Valdesi che, dopo Chiesa cattolica e Stato, sono stati i piu' gettonati col loro 1,39%, hanno ricevuto euro 5.512.713,08 (solo quota espressa);
li ha seguiti l'Ucei, che con lo 0,39% ha incassato euro 3.756.940,60 (distribuzione anche della quota non espressa);
al quinto posto si sono classificati i Luterani con euro 2.600.958,88 (0,27% su quota espressa e non espressa);
al sesto posto gli Avventisti con euro 2.119.299,83 (0,22% su quota espressa e non espressa);
infine le Adi con euro 753.536,32 dovuto allo 0,19% solo sulla quota espressa (come i Valdesi).

Come si comportano queste quattro confessioni riguardo alla pubblicita'? E alle eventuali spese ad essa relative e a quelle di gestione dell'OPM?

I VALDESI (Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste) hanno messo tempestivamente i loro rendiconti sul proprio sito, fin dal primo anno in cui riscossero l'OPM che e' il 1997 (denuncia redditi 1994, redditi del 1993). Infatti, pur essendo stati i piu' tempestivi, nel 1984, a firmare un'Intesa con lo Stato (ai sensi dell'articolo 8 della Costituzione), in un primo tempo non avevano accettato l'OPM. Lo accettarono pero' nel 1993, ma esclusivamente per la quota espressa (piu' recentemente hanno siglato un ulteriore revisione dell'Intesa volta a ottenere anche la quota non espressa, ma tale revisione non e' stata ancora ratificata dal Parlamento italiano, e quindi i valdesi continuano a percepire la sola quota espressa).
Nei rendiconti dal 1997 al 2001 compreso le spese di pubblicita' sono dichiarate in una sola voce con quelle di gestione. Abbiamo cosi' un'incidenza del 9,61% sull'introito del 1997 e del 9,88% su quello del 1998, ma si deve tenere conto che in questi casi si tratta di recupero spese di un biennio, rispettivamente il 1993/94 e per il 1996/7. Nel 1999 la percentuale e' calata al 5,08 e nel 2000 al 4,86%, mentre nel 2001 risulta essere il 4,30.
A partire dal 2002 troviamo voci distinte. E cosi' abbiamo nel 2002 il 7,77 per la pubblicita' e il 2,25 per l'ufficio; nel 2003 il 5,98% per la pubblicita' e l'1,63 per l'ufficio. Nel 2004 il 5,68% per la pubblicita' e lo 1,54 per "struttura e personale"; nel 2005 il 5,14% per la pubblicita' e lo 1,40 per "struttura e personale", e infine nel 2006 il 6,49% per la pubblicita' e lo 1,27 per "struttura e personale". In tutto, fra pubblicita' e gestione si e' andati da un massimo del 10,02% nel 2002 a un minimo del 4,30 nel 2001.

L'Ucei (Unione Comunita' Ebraiche Italiane) riscuotono l'OPM dal 2000 (denuncia redditi 1997, redditi del 1996). Solo da un paio d'anni hanno messo in rete i rendiconti, che pero' contengono solo le percentuali di attribuzione alle singole voci. L'unica cifra assoluta e' quella relativa all'assegnazione statale. Inoltre, mentre e' specificata la voce "pubblicita'", non si fa menzione di alcun costo di "Gestione". (Un'ultima avvertenza riguarda l'anno di gestione. Non so per quale motivo ma c'e' lo slittamento di un anno; quando li' c'e' scritto 2005, va inteso l'anno di distribuzione 2006 e cosi' via).
Le percentuali di spesa per la pubblicita' sono le seguenti: nel 2000, il 6,55%; nel 2001 il 6,26%, nel 2002 lo 11,18%, nel 2003 il 10,76%, nel 2004 il 12,80%, nel 2005 il 9,83% e nel 2006 il 10,82%.

Per quanto riguarda i Luterani (Chiesa evangelica Luterana in Italia o: Celi), che riscuotono l'OPM dal 1999 (denuncia redditi 1996, redditi del 1995), hanno attualmente sul loro sito i rendiconti relativi all'OPM percepito dal 2000 al 2005 (anche qui c'e' una sfasatura nella data e si parla del 2001, 2002, ecc. e inoltre il rendiconto dell'OPM del 2002 e' stato erroneamente messo due volte alla data del 2002 e del 2003, mentre manca quello del 2001). Tuttavia sono riuscita a ripescare anche quelli del 1999 e 2001 e quindi posso dare informazioni abbastanza complete. In questi rendiconti vengono le cifre assolute e percentuali con qualche eccezione. Nel 1999, per la pubblicita' si dichiara una spesa pari al 4% dell'introito, e non si parla di gestione. Per il 2000 la pubblicita' e' pari a euro 144.620,43 che corrisponde al 3,52%, per il 2001 dispongo solo della percentuale (pubblicita' e gestione) pari al 10%; nel 2002 si riserva il 10% dell'introito statale per pubblicita' e gestione che si va ad aggiungere a un accantonamento precedente, ragion per cui la spesa effettiva e' un po' superiore. Nel 2003 ancora il 10%, che diventa il 10,04% nel 2004 e raggiunge l'11,17% nel 2005.

Gli Avventisti (Unione italiana delle Chiese Cristiane Avventiste) riscuotono l'OPM dal 1993 (dichiarazione dei redditi del 1990 per i redditi del 1989). Hanno cambiato di recente la struttura del rendiconto peggiorando, a mio avviso, la situazione. Infatti, mentre dal 1998 al 2002 dichiaravano anche le spese per la pubblicita' e la gestione OPM, dal 2003 questi dati non si trovano piu' e inoltre hanno ripubblicato secondo questo nuovo schema anche i rendiconti vecchi. Mi chiedo il motivo di questa innovazione che confonde le acque e le idee. Comunque, sono ancora in possesso dei vecchi dati, almeno dal 1998 al 2002, e, grazie alla cortesia della stessa Chiesa avventista, sono in grado di fornire i dati precisi anche per gli anni piu' recenti. Negli anni 1998-2002, dunque la spesa per la pubblicita' ha oscillato fra il 6,17% del 2000 e l'8,31% del 2002. Negli anni successivi (a parte il 2004 che non ho trovato), si passa dallo 0,04% del 2005 all'8,04 del 2006. Le spese di gestione (personale e amministrative) sono oscillate tra l'1,95 del 2000 e il 3,44% del 2002. Dopo il 2002, dal 3,94% del 2003 si e' scesi all'1,58 del 2006. In tutto, fra pubblicita' e gestione, la percentuale di spesa e' stata in media intorno al 10% degli introiti.

Le Adi (Assemblee di Dio in Italia) rappresentano la realta' piu' piccola tra quelle che beneficiano dell'OPM, che ricevono dal 1992 (denuncia redditi1989 per i redditi del 1988). Sul loro sito non c'e' un vero rendiconto, ma solo delle indicazioni generali sull'uso che fanno delle somme ricevute, che si aggirano sui settecentomila euro all'anno, e l'assicurazione che l'informazione viene data tempestivamente sui loro organi di stampa. Non risulta che facciano pubblicita' al di fuori della loro cerchia.

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