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LA VERA STORIA DELL'OTTO PER MILLE:
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La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
15 giugno 2001 0:00
 
C'era una volta..... un pezzo di legno!
No, cosa vi salta in mente? State buoni e tranquilli. Non disturbate il guidatore, ehm, cioe' il narratore.
Dunque.
C'era una volta un re. Un re che, come in tutte le storie che si rispettino, era vecchio e malato.
Veramente non era poi cosi' vecchio, perche' aveva poco piu' di cinquant'anni, ma il fatto e' che erano successe tante di quelle cose che avevano rivoluzionato il mondo in cui era nato che lui, poveretto, non ce la faceva proprio piu'.

Il suo nome era Concordato. Beh?! E' un nome come un altro. Non stiamo a guardare tanto per il sottile. O a spaccare il capello in quattro, a cercare il pelo nell'uovo, e tutte quelle robe li'. Si chiamava Concordato. Tutto qui.

Dunque questo re era malato gravemente. E per cercare di curarlo lo fecero visitare da molti dottoroni di ogni specie. I consulti durarono a lungo, perche' non si trovavano mai d'accordo fino in fondo sulla cura.
In realta', non e' che a tutti interessasse molto che questo re continuasse a vivere.
Alcuni, ad esempio, non sapevano neppure che esistesse; si', e' vero, si imbattevano, a volte, nelle sue disposizioni, subivano talora gli effetti della sua esistenza, come quando volevano sposarsi e, soprattutto, separarsi o divorziare, e lui era li', col dito puntato, a proibire, anche a coloro che non erano proprio suoi sudditi, ma cittadini di una principessa che si chiamava Res Publica, che pero', fin dalla nascita si era trovata, in certo qual modo legata (qualcuno potrebbe dire quasi in ostaggio) del vecchio re.
Altri, che erano contrari a ogni accanimento terapeutico, avrebbero desiderato che la natura facesse il suo corso. Tanto piu' che, se il re fosse morto,la principessa Res Publica avrebbe potuto finalmente emanciparsi da quell'ambiguo legame, ma sapevano anche che le speranze in tal senso erano scarsissime. Quel legame, infatti, faceva talmente parte della costituzione della principessa che, per liberarla, ci sarebbe voluta una operazione di alta chirurgia. Ma i medici e i chirurghi, in generale, erano dalla parte del re.
E infatti, dopo tanto affannarsi, finalmente, qualcosa accadde, e due dottoroni, proprio i piu' specialisti e specializzati del settore, riuscirono a trovare una terapia adeguata e insieme firmarono la ricetta che doveva salvare il nostro re. Correva l'anno 1984, addi' 18 di febbraio!

Il re, dunque, si poteva dire salvo, ma restava ancora tremebondo, perche' era rimasto afflitto da un bacillaccio duro a piegarsi, chiamato "bacillus oeconomichus", che si era annidato in un ganglio vitale dell'organismo del vecchio re. Per cosi' dire, nel suo tallone d'Achille. Per sconfiggerlo ci voleva un farmaco nuovo, forse non ancora inventato, che restituisse davvero al re la sua baldanza giovanile.
I due dottoroni si trovarono d'accordo anche su questo: avrebbero mandato un gruppo di messi per tutto il regno a cercare questo farmaco. Ciascuno dei due nomino' i messi di sua fiducia, e questi partirono senza sapere bene, pero', com'era fatto e di cos'era composto cio' che cercavano.
L'unica cosa certa e' che si dovevano sbrigare perche' avevano sei mesi di tempo. Non un'ora di piu'. E se tornavano a mani vuote..... Oddio, che problema! C'era di che perdere la testa.
Cammina cammina, i poveri messi erano arrivati quasi alla fine del periodo loro concesso che non avevano concluso un granche'. Avevano, si', raccolto qualcosa qua e la', formule, ricette, qualche boccetta con liquidi di improbabili colori, ma nessuno aveva loro garantito la soluzione del problema.
Finche'.....
Un pomeriggio, sul tardi, mentre si trascinavano accaldati (era estate) in una landa desolata col sole implacabilmente addosso, ecco, all'orizzonte, prender forma una figura, che procedeva a balzelloni esprimendo una grande energia ed allegria.
"Buon per lui!", mormoro' uno dei messi, un po' in la' con gli anni, che non si reggeva piu' in piedi, "Guarda com'e' pimpante! O chi gliela da' tutta questa energia a quest'ora?".
A mano a mano che la figura si avvicinava, i messi non mancarono di notare alcune stranezze. Il suo procedere denotava, si', energia e allegria, ma anche una certa durezza di movimenti. Gambe e braccia si muovevano a scatti, come se al posto di ginocchi e gomiti avesse avuto delle viti. "Toh", osservo' il piu' giovane della comitiva, che pero' era abbastanza maturo anche lui, "sembra Benigni quando fa il burattino....". Ma si cheto' subito, sentendosi addosso lo sguardo gelato degli altri. Benigni, infatti, a quell'epoca non era ancora saltato in collo all'ambasciatore del re nel Granducato di Toscana, ma doveva gia' aver girato "Il Pap'occhio", che al re e alla sua corte non era garbato tanto.
Intanto, quella figura si stava avvicinando: che strana testa e che faccia singolare! A ogni balzo in avanti il naso appariva sempre piu' lungo, ma proprio lungo... e finiva con una punta come quella di un ago. Se avesse dato una nasata a un palloncino, sai che scoppio.
E sulla zucca tonda tonda, svettava un buffo cappello a pan di zucchero che non se ne vedono piu' da millant'anni.
Boh! Che strana creatura. Pero' era una personcina educata. Quando si trovo' a passare davanti a quel consesso, rallento', si tolse il cappelluccio, e disse: "Sera, signori!".
"Buonasera, giovanotto! Fermati un momento. Forse ci puoi aiutare", disse un altro dei messi.
"Oh, certo. Volentieri. In che cosa posso esservi utile?", replico' il nuovo venuto.
"Mah, non lo sappiamo neppure noi. Vedi, stiamo cercando una medicina per il nostro re, e finora non l'abbiamo trovata. Ma tu che sei cosi' pieno di allegria, forse ci puoi consigliare su come fare a darla anche al nostro re".
"Che cos'e' che ti fa essere cosi' allegro?", chiese un terzo messo, che era diventato verde d'invidia, perche' lui, poveretto, era sempre depresso a ogni ora del giorno e della notte.
"Sono allegro, si'", rispose il ragazzotto. Perche' tale era, in effetti, chiaramente, pur con tutta la sua strampalata apparenza. "Altro che! Vedete, ho appena incontrato due signori. Molto distinti e per bene. Un po' scarrettati, a dire il vero. Voglio dire, hanno qualche problema fisico. Uno, poverino, e' cieco. E quell'altro cammina con una stampella. Pero', sono proprio dei signori. Per davvero. Signori.... in disagio.. Ecco. Ho un po' d'esperienza nel volontariato, sapete?".
I messi, a cui, in quel momento, interessava soltanto il loro, di disagio (che era veramente tanto), cominciarono a smaniare: "Si', va bene. E allora?".
"E allora, questi due signori... tanto sfortunati, ma con un cuore d'oro, grande cosi', mi hanno detto che in quel campo la'", e mentre diceva queste parole, additava un campo poco distante dietro a lui, dove sorgeva solitario un alberello un po' triste e assetato, "si', proprio laggiu', se la sera ci metti OTTO zecchini, la mattina dopo ne trovi MILLE!".
"Eureka!", grido' il messo piu' vecchio, tutto ringalluzzito, "Ho trovato!".
"Che cosa?", fece eco il depresso, speranzoso: "L'acqua della vita?".
"No, meglio. L'OTTO PER MILLE!".

E fu cosi' che i messi tornarono felici e contenti alla base, sicuri della bonta' del ritrovato. Che fu accolto con grande gaudio da parte della corte. I dottoroni approfondirono la conoscenza del rimedio, e trovarono che, per avere l'effetto desiderato, doveva essere somministrato una volta all'anno, al solstizio d'estate dalla principessa Res Publica in persona, la quale, forse per dimostrare che la pozione non contiene veleni, ne deve assumere anche lei una (seppur piccola) parte.

In effetti, il vecchio re, appena ebbe solo annusato l'odore del rimedio, balzo' su tutto pimpante e ringalluzzito. (Mentre, a dire il vero, la principessa, dopo l'assunzione della pozione, si trova ogni volta in uno stato piuttosto confusionale).
La vita nella reggia riprese il suo vecchio ritmo e il re, rigenerato, torno' a muoversi agile ed abile nel far credere a (quasi) tutti che lui e' assolutamente necessario. Necessarissimo, per tutto e per tutti. E per dimostrarlo, si da' un gran daffare e trova da dire e da ridire su ogni cosa, anche, naturalmente, secondo le sue migliori tradizioni, sugli affari che sarebbero questioni private della principessa Res Publica, la quale, a volte, non sa piu' cosa fare perche' anche i suoi ministri, molto spesso, subiscono il fascino indiscreto dell'(ex-vecchio) re.

Il quale si e' dimostrato pure democratico e generoso.
In primo luogo, ha consentito che, all'epoca dell'assunzione della pozione salutare, possano essere gli abitanti del regno -se vogliono- a, per cosi' dire, dedicargliela. E per far questo gli mandano un bigliettino con la loro firma. Ma, beninteso, che gliela dedichino esplicitamente o non gliela dedichino, quattro quinti del rimedio toccano a lui.
In secondo luogo, ha anche consentito che una piccola parte della pozione gli abitanti del regno possano dedicarla, invece, ad alcune principesse della prolifica famiglia Delle Intese. Per ora sono cinque, le fanciulle, che rispondono al nome di "Intesa Valdensis", "Intesa Judaica", "Dei Ecclesiarum Italicae Nationis Intesa", "Luteri Ecclesiae Intesa", "Adventus Intesa" (scusate se a volte il cognome precede il nome, ma, per dirla con Aldo, Giovanni e Giacomo, "cosi' e' la vita").
E', come gia' notato, una famiglia prolifica quella dei "Delle Intese", e presto, sembra, altre due principesse verranno ad aggiungersi alle sorelle or ora elencate.
Ma il re, adesso che ha ritrovato l'energia giovanile e anche di piu', non se ne preoccupa molto, perche', per quanto numerose, i fidi o simpatizzanti delle "7sorelle" che dedicheranno una porzione dell'elisir a loro, restano un piccolo numero. Anzi, tutto sommato, anche questo e' un elemento che porta acqua al mulino e vigore alla salute del nostro re. Che dimostra cosi' di possedere una vera magnanimita'.

Una sola cosa, talvolta, lo turba. Qualche notte gli capita di sognare che, nella famiglia "Delle Intese", e' nata la principessa "Mohammedensis Intesa". E allora si sveglia di soprassalto tutto sudato. La profezia di una vecchia fata -e' risaputo- annuncia che questa principessa non si contenterebbe di restare tale, ma vorrebbe senza dubbio essere regina. E senza vecchi (o giovani) re fra i piedi.

Ecco la vera storia dell'otto per mille, narrata a grandi e piccini, che non puo' finire con la formula classica "e vissero felici e contenti", perche' il re si e' votato al celibato (e poi, diciamoci la verita', quale donna se lo vorrebbe mettere all'anima?), ma puo' concludersi per ora -questo si'- con l'altrettanto classica "Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia".
 
 
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