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La cultura residua della Rai, quella di Vespa
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Macromicro economia di Domenico Murrone
19 marzo 2010 14:35
 
Che male c'e' se l'editore chiama al telefono il direttore di una sua testata giornalistica? E che male c'e' se il direttore scrive un editoriale, in cui esprime senza tanti peli sulla lingua la propria opinione? E' la stampa, funziona cosi'. C'e' il padrone e c'e' il giornalista, che puo' essere piu' o meno accondiscendente rispetto alle pretese piu' o meno nobili di chi paga lo stipendio.
Se gli arbitri di calcio venissero scelti 'istituzionalmente' dal presidente del Chievo, vi stupireste se il 'nominatore' contattasse uno dei nominati, perche' alzi il cartellino rosso contro il giocatore piu' pericoloso della squadra avversaria? Nessuno si stupirebbe.
E invece si alza un polverone ogni volta che si 'scopre' che Berlusconi chiama il direttore di turno o l'arbitro di turno per perorare le sue istanze.
Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, fa un editoriale pro-governo o viene chiamato dal suo editore (il presidente del principale partito italiano, il Pdl, nonche' presidente del Consiglio), e scoppia lo scandalo: e' allarme democrazia.
Giancarlo Innocenzi, uno dei membri di un'autorita' pseudo indipendente, l'Agcom, riceve continue sollecitazioni dal premier, perche' venga 'fatto fuori' dai palinsesti Rai Michele Santoro, conduttore inviso: allarme, allarme, allarme. Ma se i membri dell'Agcom (arbitro) vengono nominati dai partiti, e' evidente che i partiti li vogliono al loro servizio.
C'e' molta ipocrisia in questi allarmi. E' una sovrastruttura, perche' lo scandalo e' che in Italia venga accettato che una tv, cofinanziata con un'imposta definita canone, sia in mano ai partiti che sempre piu' agiscono con la logica delle bande.
E' da qui che nascono i problemi. E' questo il peccato originale. Senza questo 'dettaglio', anche il palese conflitto di interessi di Berlusconi sarebbe meno deleterio. Non e' Berlusconi causa del caos, ma e' il soggetto che si e' infilato nel caos incancrenendolo. Una cancrena che coinvolge anche i partiti dell'attuale opposizione. Partiti che nonostante il potere e lo strapotere e la sfrontatezza sono allo stesso tempo impotenti e incapaci.
Pensate: Berlusconi dal 2002 fa la guerra a Santoro, ma Santoro ancora continua ad annebbiare le giornate del premier. Anzi, il cosiddetto editto bulgaro che tolse dal video Santoro per qualche mese, ha prodotto un raddoppio dei 'nemici' da epurare (a Santoro, con stile mellifluo si e' affiancato Giovanni Floris).
L'opposizione da 15 anni denuncia il conflitto di interessi, che e' li', sempre crescente, con Berlusconi che nel frattempo ha Fedelizzato il Tg5, nomina il direttore del Tg1 e detta le regole dello sviluppo radiotelevisivo.
E invece, dato l'allarme, l'opposizione rimane incollata alle cariche/poltrone di propria competenza.
La presidenza della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai e quella del consiglio di amministrazione della Rai, spettano a rappresentanti dell'opposizione e sono definiti con infinita ipocrisia 'di garanzia'. In carica sono Sergio Zavoli e Paolo Garimberti. Ambedue hanno denunciato gli 'abusi' della maggioranza, entrambi sono ancora in carica. Sintomo che non c'e' e non c'e' mai stata reale volontà di liberare la Rai dai partiti, neppure in coloro che denunciano l'occupazione berlusconiana. La Lega, invece, minaccia campagne anti-canone e poi occupa poltrone e palinsesti.
La Rai era definita la maggiore azienda culturale italiana. Ora l'unica cultura rimasta è quella del direttore del Tg1 di qualche anno fa, disse: il mio editore e' la Democrazia cristiana. Ed era vero, come e' vero adesso che in Rai anche i portieri, oltre agli arbitri sono scelti dai partiti.
 
 
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