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Lavoro, Fiat e sindacati (saggi?): il dibattito novecentesco dell'Italia dimentica i cittadini
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Macromicro economia di Domenico Murrone
29 dicembre 2010 17:50
 
 A leggere le cronache del lavoro, quelle che fanno le prime pagine e animano il dibattito politico e sindacale, sembra che l'Italia sia in pieno '900. Il contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici è al centro di polemiche ideologiche che contengono contraddizioni grosse quanto il nostro debito pubblico, ma che raramente vengono evidenziate.
Primo punto: è il settore metalmeccanico il fulcro attorno al quale costruire il futuro?
I metalmeccanici sono circa il 10% della forza lavoro, che danno un forte contributo alla produzione di Pil e alle esportazioni (non c'è solo la Fiat). Ciò nonostante è paradossale che l'unico grande dibattito avvenga in questo settore, mentre il magmatico mondo dei cosiddetti lavori atipici (collaborazioni, partite Iva, ecc.), è lasciato ai margini, salvo aumentargli sempre più l'imposizione previdenziale.
La fabbrica automobilistica era sicuramente emblema del sistema produttivo del secolo scorso, industria innovativa che trascinava la ricerca in altri ambiti.
Ma oggi è così? No, la centralità è in altri settori, ed ha al centro Internet, e tutto ciò che ne deriva. Si pensi solo alle società a maggior capitalizzazione in borsa: una volta dominavano i costruttori di automobili, oggi in quella statunitense Google, Apple e Microsoft la fanno da padroni.
Secondo punto: il settore metalmeccanico è quello che più necessita di flessibilità e stimoli alla produttività?
Nessun dibattito serio, invece, sul settore meno produttivo in Italia quello pubblico. E non è il caso di fare polemichette a tratti popolari scimmiottando il ministro Renato Brunetta (che scimmiotta se stesso). L'improduttività non dipende dai 'fannulloni', ma dalla politica che ha più interesse a piazzare lavoratori (per catturare consensi), piuttosto che erogare servizi di qualità ai cittadini: giustizia, istruzione, sicurezza, ecc.. Una propensione ideologica, non solo in malafede.
Tale pratica continua anche in regime di blocco delle assunzioni nel pubblico: basta creare società municipalizzate che sfuggono a questo blocco (vedi il recente caso che ha coinvolto diverse società del Comune di Roma).
Terzo punto: i sindacati più 'moderati' sono realmente quelli più saggi?
Ci limitiamo a constatare che le due confederazioni che da anni sono considerate più moderate ed aperte ai cambiamenti (Cisl e Uil, in contrapposizione all'ideologica Fiom-Cgil) hanno diversi scheletri nell'armadio. La Cisl ha la sua roccaforte di iscritti (oltre che tra i pensionati) tra i dipendenti pubblici, e in quest'ambito è sicuramente più conservatrice e meno propensa all'innovazione. Per quanto riguarda la Uil, basti ricordare come ha contribuito a devastare la società statale Tirrenia, compagnia navale dove Uiltrasporti è dominante e detta legge, in barba a tutti i soldi buttati a mare dai contribuenti.
 
 
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