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Tv, banda larga, telefonia: macedonia all'italiana con frutta acerba, fuori stagione, finta e bacata
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Macromicro economia di Domenico Murrone
7 luglio 2010 18:05
 
 Sono giorni movimentati nelle telecomunicazioni: dati sull'andamento del settore, discussioni e annunci. Solo nell'ultima settimana, è stata diffusa la relazione annuale dell'Agcom, che ha fatto il punto su televisioni, stampa in genere e telefonia. In più il Governo è protagonista di tavoli tecnici per la definizione del piano per costruire una rete in fibra ottica, indispensabile per lo sviluppo del Paese. Spostandoci all'ambito della televisione, oltre al passaggio al digitale terrestre che sta procedendo, è in corso una guerra tra le principali tv a pagamento: Sky, che opera sul satellite e Mediaset Premium che opera nel digitale terrestre.
 
Il punto della situazione
Separiamo le comunicazioni in segmenti, con una premessa. I vari segmenti fino a poco tempo fa erano settori a sé: per esempio, nulla o quasi avevano in comune telefonia fissa e tv, nulla o quasi tv e telefonia mobile. Oggi, invece, tutto è 'fuso' e la distinzione che facciamo è solo perché i dati disponibili non sono organicamente aggregati. La sintesi è che nei diversi segmenti, esistono posizioni dominanti che bloccano mercato e sviluppo, con danni immediati e futuri per utenti e cittadini.
Telefonia fissa. Il totale di linee allacciate sono 21,66 milioni, il 73,5% degli accessi è in mano a Telecom Italia (dati marzo 2010), la percentuale è in calo, ma l'ex monopolista continua ad essere il gestore stradominante. I ricavi lordi sono di 21,29 miliardi (dato 2009).
Telefonia mobile. I ricavi lordi sono 22,42 miliardi di euro. La quota in mano a Tim-Telecom Italia è del 40,4% (dati 2009). La quota è in calo e il secondo gestore mobile, Vodafone ha una quota del 35,7%, non molto distante, quindi. Ma se osserviamo solo le utenze aziendali, si 'scopre' che Tim ha oltre la metà delle utenze, il 55,8%.
Televisione. Sono tre gli attori rilevanti. La Rai con 2,73 miliardi di euro di ricavi, Sky Italia con 2,71 miliardi, e Mediaset con 2,5 miliardi di euro (senza considerare una quota delle partecipate). Dati 2009.
I ricavi totali da pay tv sono stati 2.875 milioni di euro (+7,4%), quelli da pubblicità 3.541 milioni di euro (-9,3%). Dati 2009 che confermano la tendenza, anche europea, che la pubblicità perde peso tra gli introiti delle televisioni, diventando sempre più rilevante quanto si incassa per abbonamenti o carte prepagate.
 
I tre segmenti oggi sono sempre più interrelati. Ci sono motivi tecnologici: basti solo dire che con un accesso alla rete (fissa o mobile) è possibile accedere alle piattaforme televisive. E pure questioni giuridico-politiche, che creano 'guerre'.
Tv satellitare vs digitale terrestre. Per anni Sky è stata l'unica pay tv italiana, avendo il monopolio del satellite. In cambio di questo vantaggio Sky si è impegnata a non utilizzare altre piattaforme fino al 2013. Negli ultimi anni, però, il panorama della tv a pagamento è cambiato e, tramite il digitale terrestre, Mediaset (col marchio Premium) ha potuto offrire servizi analoghi a quelli di Sky, raggiungendo anche un consistente numero di schede attive (oltre 4 milioni a fine giugno 2010, prima che un paio di milioni scadessero). Sky ha in totale meno di 5 milioni di abbonati. La tv satellitare ha così chiesto che il divieto 'scada' prima, per poter partecipare all'imminente asta di frequenze e avere accesso al digitale terrestre. Mediaset si oppone fortemente. La Rai ha assunto, nei fatti, il ruolo di fiancheggiatore di Mediaset. Queste frequenze messe all'asta derivano dal dividendo digitale.
Tv vs telefonia mobile. Il dividendo digitale sono quelle frequenze lasciate libere dopo il passaggio dalla tv analogica (che per trasmettere occupa più 'spazio' nell'etere) al digitale terrestre. Tali frequenze possono essere utilizzate indifferentemente da operatori televisivi e gestori telefonici. Al momento sono destinate alle tv (gratis), ma da più parti si chiede al Governo di variare la destinazione verso la telefonia mobile (in Germania l'asta ha reso molti soldi allo Stato). L'elevato ritmo di crescita degli utenti che accedono alla Rete tramite minipc o cellulare presto intaserà l'etere al punto che navigare in Internet in mobilità diventerà come andare in autostrada nei giorni di esodo estivo.
Telefonia fissa vs mobile. Da fine 2008 al marzo 2010 il numero di accessi al fisso è sceso da 22.039.000 a 21.661.000: quasi quattrocento mila in meno in poco più di un anno. È evidente che molti utenti, rinunciano ad avere una linea telefonica fissa, facendosi bastare il cellulare.
 
Le prospettive nel mondo
A livello globale si cerca di capire come rendere profittevole il mondo della comunicazione in senso lato, includendoci le testate giornalistiche (per esempio, è meglio offrire informazioni online gratis attraendo pubblicità, oppure chiedere di pagare a chi vuole leggere notizie?).
Tutto ruota attorno alla Rete, con le aziende concorrenti coinvolte che provengono da ambiti prima molto distanti tra di loro.
Vent'anni fa chi vendeva libri o musica o quotidiani si disinteressava di ciò che faceva la principale industria di software, Microsoft, che era un fornitore di programmi. La principale azienda software di oggi è Google, che si è trasformata principalmente in venditore di spazi pubblicitari, e presto occuperà anche altri ambiti. Grazie alla Rete, un'azienda che ha iniziato creando un software, è diventa concorrente di tutti i mezzi che offrono spazi pubblicitari: tv, giornali, ecc..

I nodi italiani
La Rete in Italia è messa male. Quella mobile potrebbe presto 'esaurirsi' (vedi sopra), quella fissa è vecchia ed il passaggio alla fibra è bloccato da Telecom Italia e da interessi contrapposti dai soggetti che hanno potere in materia.
Telecom Italia. L'ex monopolista aveva in pancia tutti gli strumenti per poter primeggiare (non già per il potere monopolistico, ma per la tecnologia) in questo mondo che si sta fondendo. La rete telefonica italiana e due canali televisivi (l'ex TeleMontecarlo, poi LA7 e l'ex Videomusic). In un decennio e più ha solo trovato il modo di frenare lo sviluppo della rete italiana, trascurando gli investimenti e non ha sviluppato le emittenti televisive, sì da essere un soggetto competitivo con Rai, Mediaset e ultimamente Sky. Solo ultimamente arrivano timidi segnali.
I motivi? Confusione strategica e affogamento nei debiti, accumulati grazie ad azionisti ben poco simili a capitani d'azienda, molto più somiglianti a furbi incapaci.
I debiti di Telecom Italia di fatto frenano anche lo sviluppo della banda larga in fibra. Siccome il suo potere di mercato deriva dall'essere proprietaria della rete fatta di doppini in rame, frena lo sviluppo. Non avendo risorse da investire, è ovvio che perderebbe peso se si sviluppasse una rete alternativa in fibra ottica. Il suo obiettivo è quello di rallentare il più possibile, sperando che, col passare dei mesi e degli anni, la sua situazione finanziaria migliori. Purtroppo il livello di indebitamento è più o meno stabile attorno ai 34/35 miliardi di euro: più dell'ultima corposa manovra finanziaria del Governo che tra tagli e nuove tasse si aggira sui 24 miliardi di euro.
Agcom. Il presidente dell'Autorità garante della comunicazioni, Corrado Calabrò, nell'ultima relazione fa un quadro della situazione in chiaro scuro: il settore non ha risentito più di tanto della crisi mondiale, le tariffe sono calate; siamo a rischio ingorgo nella banda larga mobile e in ritardo in quella fissa.
Tace su un tema che darebbe una sicura svolta al comparto, agli utenti e all'Italia intera: la modifica del servizio universale. Vale a dire inserire la banda larga come servizio obbligatorio per tutti gli utenti (avviene già in Svizzera e Finlandia). Il servizio universale attualmente prevede solo voce e fax.
Il presidente dell'Agcom, però, trova il tempo di inserire una nota in cui parla della fallimentare spedizione della Nazionale di calcio in Sudafrica. Parlando di diritti televisivi delle partite di pallone, il presidente aggiunge: … anche se in prospettiva, visti i deludenti risultati della nostra rappresentativa, si dovrebbe aumentare la quota di mutualità a favore dei vivai.
Governo. C'è poco da dire. L'ambiguità del ruolo del Governo si ricava constatando che l'editore/padrone di Mediaset sia -oltre che primo ministro- anche a capo del ministero delle Comunicazioni (inserito in quello dello Sviluppo economico). Un triplo ruolo che interpreta da due mesi, quando Claudio Scajola si é dimesso.
 
 
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