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Il 'Giusto processo' e i venditori di fontane di Trevi
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Macromicro economia di Domenico Murrone
2 settembre 2010 12:53
 
 'Giustoprocesso' è scontro…, 'Giusto processo': Berlusconi…, 'Giusto processo': Bersani…, 'Giusto processo'…. E giù articoli pro e contro su giornali e tv.
L'uso al singolare in questi titoli è una delle più azzeccate sintesi giornalistiche, descrive appieno l'obiettivo dell'ipotizzata riforma della Giustizia: rendere 'giusto', velocizzare (la prescrizione) di un solo processo, o meglio di un solo imputato, il premier, che non vuole intralci giudiziari alla sua azione di governo.
È questo l'obiettivo, perché la Giustizia (penale e civile) e la sua riforma è altra cosa e soprattutto avrebbe un obiettivo diverso. E basterebbe volerlo per metterla in pratica, basterebbe –per esempio- che il Governo di turno fosse autorevole e determinato, per sconfiggere l'istinto corporativo dei funzionari della Giustizia (dai presidenti delle Corti d'appello ai cancellieri e ai commessi).
È evidente che i conservatori hanno gioco facile a trovare argomenti condivisi da molti, quando le riforme hanno obiettivi particolari, e non l'interesse generale.
Le fontane di Trevi. Vendere è un'arte. Una nobile arte con le sue regole fisse, che contempla varianti che esaltano la creatività e la dialettica del venditore.
Ma una cosa è dire le paroline giuste, dissimulare o simulare emozioni ad arte, altra cosa è vendere inalienabili fontane di Trevi.
Una cosa è chiudere la presentazione di un prodotto con la frase: quanti gliene lascio?, lasciando il cliente con le spalle al muro, senza la facoltà di non effettuare alcun acquisto, che al contrario avrebbe se la chiusa del discorso fosse: acquista? Firma? No!
Altra cosa è raccontare frottole, come supersconti inesistenti, travestire una televendita da quiz televisivo, far firmare un foglio senza specificare che è un contratto con un nuovo fornitore elettrico, spacciare prodotti finanziari molto rischiosi per Bot. Oppure vendere fontane di Trevi, come ha fatto una pay tv che, per catturare clienti tifosi di una squadra di calcio, ha raccontato che aveva la fontana (i diritti televisivi a trasmettere in diretta le partite, poi andati ad altra emittenti) e quindi poteva venderla.
La relazione. La giustizia e i controlli sul rispetto delle regole sono il principale problema italiano, dall'incertezza del diritto derivano tanti altri guai. Se ci fosse giustizia veloce quindi giusta, i furbi si ridurrebbero. Aziende che raddoppiano i costi di un'opera pubblica con la complicità del politico o dell'amministratore pubblico, che gonfiano i consumi del gas e addebitano in bolletta, che sfruttano i lavoratori senza potere contrattuale, che pagano tangenti per ottenere protezione e appalti a mafia, 'ntrangheta, camorra e poi la Rai che con metodi paramafiosi tenta di 'estorcere' il canone, i raccomandati, gli evasori totali, i fannulloni, i ministri antifannulloni, i piloti da Formula1 sulle stradine dei centri storici, i ...
Sovviene un dubbio. Se in Italia ci fosse giustizia, saremmo tutti in galera?
 
 
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