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"SOLTANTO CHI GRIDA PER GLI EBREI, PUO' CANTARE ANCHE IL GREGORIANO".
OMAGGIO A DIETRICH BONHOEFFER NEL CENTENARIO DELLA NASCITA
(4 FEBBRAIO 1906)
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La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
1 febbraio 2006 0:00
 
"Ho commesso un errore nel venire in America. Devo attraversare questo periodo di difficolta' della nostra storia nazionale con i cristiani di Germania. Non avro' diritto di prendere parte alla ricostruzione della vita cristiana in Germania, dopo la guerra, se non partecipero' alle prove di questo tempo con il mio popolo... ".
Cosi' scriveva, nel giugno 1939, il pastore luterano tedesco Dietrich BONHOEFFER (Breslau, 4.2.1906 -lager di Flossenbuerg, 9 aprile1945) a un amico che lo aveva aiutato a organizzare un viaggio negli Stati Uniti per un ciclo di conferenze -un'opportunita' che poteva servirgli anche per stabilirsi in quel paese e da li' aiutare la resistenza tedesca al regime nazista, sfruttando il suo dono di tessere preziose relazioni con personalita' di vari campi, civili ed ecclesiali. Ma, appunto, non rimase all'estero e torno' nella mischia per fedelta' al vangelo di Gesu' Cristo, nella quale fedelta' egli comprendeva la difesa del popolo di Gesu', gli Ebrei.
Fino dal 1933, alle prime avvisaglie di una pesante ingerenza governativa nella Chiesa, che, tra l'altro, esigeva l'allontanamento dei pastori e credenti di origine ebraica e il licenziamento dei dipendenti ebrei, Bonhoeffer aveva dimostrato che queste posizioni erano anticristiane, sia con appositi scritti ("La Chiesa di fronte al problema degli Ebrei" e "Il paragrafo ariano nella Chiesa"), sia nelle sue predicazioni. Tuttavia, in breve tempo la Chiesa luterana si trovo' sostanzialmente divisa in tre parti. La "Chiesa bruna", che condivideva totalmente la dottrina nazista, la "Chiesa confessante", che, ribellandosi all'eresia nazista, aveva creato, nel 1934, un proprio "Seminario" a Finkenwald, di cui Bonhoeffer resto' l'anima anche nella clandestinita', dopo la sua chiusura obbligata (1935), e poi un piu' vasto settore piu' o meno a disagio, persino sofferente, per la situazione che esigeva anche un giuramento di fedelta' dei pastori alla persona del Fuehrer, e in cui, talvolta, si accesero luci di resistenza individuale, come del resto accadde in settori della Chiesa cattolica, che aveva, per parte sua, firmato il Concordato col Reich nello stesso 1933. Pochi mesi dopo il ritorno in patria Bonhoeffer fu colpito dal divieto di parlare in pubblico "a motivo della sua azione disgregatrice in mezzo al popolo."(1940), seguito dall'ordine di denunciare i propri spostamenti, e, infine, nel 1941, dal divieto di scrivere. Tuttavia, mantenne ancora una certa liberta' di movimento, grazie al suo coinvolgimento nella cospirazione antihitleriana guidata dall'ammiraglio Canaris, capo dell'Abwehr (servizio segreto militare), a cui Bonhoeffer era arrivato grazie a uno dei cognati, Hans von Donanyi, diretto collaboratore di Canaris; in pratica, risultava essere un agente del servizio segreto, ed e' con questo stesso stratagemma, di figurare agenti al servizio del Terzo Reich, che furono salvati anche alcuni Ebrei nel periodo 1941/42, quando cominciarono le deportazioni degli Ebrei tedeschi nei campi di sterminio.
La dedizione di Bonhoeffer alla causa dei sofferenti, che per lui era la quintessenza dell'insegnamento di Cristo, duro' materialmente fino al 5 aprile 1943, quando fu arrestato dopo un fallito attentato a Hitler; quella spirituale continuo' anche dopo, in carcere, fino alla morte, il 9 aprile 1945.
Cio' che mi spinge a proporre la narrazione dei fatti del 1941/42, a cui fra poco lascero' la parola, e' la grande attenzione di quest'uomo al proprio presente, la sua capacita' di assumere le contraddizioni piu' tremende, bene espresse in questa riflessione della fine del 1942:

"Siamo stati muti testimoni di azioni malvagie; ci siamo lavati con molte acque, abbiamo imparato l'arte della mistificazione e del discorso ambiguo, l'esperienza ci ha resi diffidenti verso gli uomini, spesso abbiamo loro mancato nella verita' e nella libera parola; conflitti insopportabili ci hanno reso arrendevoli o forse persino cinici. Serviamo ancora a qualcosa?" E poi: "L'estremo interrogativo dell'uomo responsabile non e': come ne vengo fuori con eroismo, bensi': come deve continuare a vivere una generazione futura. Soltanto da questo interrogativo responsabile di fronte alla storia possono nascere soluzioni fruttuose, anche se, provvisoriamente, molto demoralizzanti". ((p.856-857).

Ecco dunque il racconto del momento in cui comincio' la deportazione degli Ebrei tedeschi. E' ampio e fitto di nomi, ma mi sembra bene metterlo a disposizione qui perche' comunica l'angoscia e la passione di quei momenti in presa diretta, dato che l'autore dello scritto, Eberhard Bethge, era un amico di Bonhoeffer, egli stesso partecipante alla resistenza antihitleriana. Il brano e' tratto da: EBERHARD BETHGE, Dietrich Bonhoeffer. Una biografia (trad. di G. Bulgarini, G. Mion, R. Pasini), Queriniana, Brescia 2004 (3.a ed.), p. 797-802; ringrazio la casa editrice Queriniana del gentile permesso accordatomi.

"Al suo ritorno a Berlino [dalla Svizzera] lo attendevano naturalmente novita' sconvolgenti. Durante la sua assenza, il 1 settembre 1941 era uscita un'ordinanza secondo cui dal 19 settembre in poi gli Ebrei avrebbero dovuto portare, cucita sui vestiti, la stella gialla. Bonhoeffer la vide per la prima volta durante il suo viaggio di ritorno. Il fatto che privatamente la si interpretasse come un segno di onore, non facilitava certo la situazione. Dal 5 al 12 ottobre le famiglie ebree di Berlino furono informate che era stato deciso lo sgombero delle loro abitazioni per "case ariane". Nella notte dal 16 al 17 ottobre essi furono presi dalle loro case e raccolti nella Levetzowstrasse per essere deportati.
L'operazione di Stettino [deportazioni degli Ebrei gia' nel 1940] non era stata dunque un'eccezione, ma soltanto una prova generale. Cio' che finora si era sentito sulla Polonia e sui territori occupati in Russia, poteva essere costatato in casa con i propri occhi, come per esempio il vicino di casa veniva portato via e come iniziava la deportazione dalle fabbriche della Siemens.
Presto anche per un'amica di casa Bonhoeffer, di 68 anni, sarebbe arrivato il turno di ricevere l'ordine di sgomberare e di recarsi nella Theresienstad. Con premura impotente ciascuno cercava di suggerirle che cosa avesse potuto portare con se' senza contravvenire alle norme previste dall'ordinanza per il trasporto del bagaglio. Durante gli interrogatori del 1944 i Bonhoeffer e gli Schleicher furono anche accusati per il fatto che le loro case nella Marienburger Allee erano state visitate da chi portava la stella gialla.
Gia' dal primo giorno Dietrich Bonhoeffer raccolse tutti i fatti che poteva, per presentarli ai militari dell'opposizione. Perels lo aiuto' a raccogliere informazioni anche dalle altre regioni del Reich. Cosi' gia' il 18 ottobre era pronta una documentazione di cio' che stava succedendo a Berlino come pure a Koeln, Duesseldorf e Elberfeld. Il 20 ottobre il rapporto era completo. In esso si avvertiva pure che altre ondate di deportazioni erano previste per le notti dal 23 al 24 e dal 28 al 29 ottobre:
'Poiche' le nuove famiglie colpite sanno gia' che cosa significhino queste lettere, la loro disperazione e' indescrivibile. Le conseguenze sono comprensibili: malattie gravi in quelli ammalati di cuore, di bile, ecc.; tentativi di suicidio ed altre azioni emotive come la fuga e cose simili'.
Perels e Bonhoeffer, attraverso Dohnanyi, consegnarono i rapporti a Oster e Beck nella speranza che i militari si decidessero ad intervenire o ad accelerare i preparativi del colpo di Stato. H.G. Adler [scrittore ted.] definisce questi rapporti come le prime prove documentate a lui giunte dell'interessamento dell'opposizione tedesca al problema delle deportazioni. Oltre agli appunti di queste due documentazioni, esiste un documento degli stessi giorni su una nuova minaccia dei cosiddetti 'bastardi'. Questi rapporti di Perels e Bonhoeffer portano evidenti i segni della fretta, non sono il risultato d'un attento lavoro di commissione, perche' una cosa simile non era allora possibile.
Negli ultimi giorni di ottobre lo scoppio di una violenta polmonite tronco' per piu' settimane, anzi per mesi i tentativi di Bonhoeffer di avere nuove informazioni e orientamenti [...]
Singole azioni delle Chiese in favore degli ebrei non vennero neppure a conoscenza dell'opinione pubblica. La vicaria Staritz pubblico' a Breslau un messaggio in favore dei portatori della stella gialla e fu subito arrestata. Nelle parrocchie, nelle quali si dicevano espressamente i nomi di coloro per i quali si voleva pregare, si sapeva bene di che cosa si trattava quando risuonava nella chiesa il nome della signora Staritz. Collaboratori e membri della Chiesa confessante aiutarono, in organizzazioni escogitate in parte sul momento, singoli ebrei a rifugiarsi nella illegalita'. Li aiutarono ad ottenere documenti falsi, tessere per i viveri, ricoveri, come per esempio il pastore Reimer a Naseband e la Signora Staewen a Dahlem. Nell'inverno del 1942-43, nella sua protesta contro gli atti di violenza e contro la violazione dei diritti dell'uomo, Wurm [vescovo luterano] incluse anche le crudelta' commesse contro gli ebrei e lo stesso fecero pure i vescovi cattolici di Galen e Preysing. [..] A nessuno allora veniva in mente di gloriarsi di questi piccoli atti di valore. Ognuno sapeva quanto cio' fosse sproporzionato rispetto a cio' che realmente accadeva, anche se si poteva avere soltanto una pallida idea delle cifre e dei metodi. Tuttavia, come dimostra la dichiarazione del sinodo, le espressioni 'sopprimere' e 'liquidare' erano gia' note al pubblico. Per coloro che gia' si erano astutamente mimetizzati per poter giungere alle leve del comando, le deportazioni costituirono una spinta ad accelerare i tempi. Non potevano pero' esporsi con dichiarazioni pubbliche. Ma ogni giorno di ritardo aumentava il tormento del loro dilemma" (p. 797-799).

"L'operazione 7. Durante questi mesi B. fu coinvolto in un'ardita impresa, avviata dall'Abwher per salvare alcuni ebrei. Essa avrebbe costituito negli interrogatori del 1943 un serio pericolo per lui. Canaris aveva dato ordine che, con l'aiuto dell'Abwehr, fosse salvato in Svizzera un gruppo di 12-15 ebrei. L'impresa fu denominata 'U7' (Unternehmung 7) perche' all'inizio si trattava soltanto di sette persone. Canaris voleva salvare alcuni amici [..] e anche Dohnanyi desiderava fare lo stesso per i due avvocati Dr. Fliess e Dr. Arnold. 'U 7' costo' a Dohnanyi una grande quantita' di lavoro, di finzioni, di sotterfugi; si prolungo' per piu' di un anno, per concludersi con pieno successo alla fine dell'estate del 1942, ma per riaprirsi mezzo anno piu' tardi come drammatica accusa dei suoi promotori.
Poco dopo il ritorno dal secondo viaggio in Svizzera, Wilhelm Rott [un pastore luterano tedesco] si reco' da Bonhoeffer per vedere con lui che cosa si potesse fare per salvare la signorina Charlotte Friedenthal, che da molti anni era collaboratrice del governo provvisorio della Chiesa confessante e che ora portava la stella gialla. [..]".

Da una relazione stesa nel 1946 dal dr. Arnold, che era diventato il portavoce di questo gruppo di Ebrei, sappiamo che li' per li' lui e Fliess respinsero la proposta di Dohnanyi di far parte del servizio segreto tedesco e di operare per esso. Ma subito Dohnany gli spiego' che questa era solo una copertura e che non avrebbero dovuto fare proprio niente a favore del Terzo Reich. Il dr. Arnold commento' cosi' l'impressione che gli aveva fatto Dohnanyi: "L'intima partecipazione di quell'uomo molto piu' giovane di me ai nostri dolori era sincera ed evidente".

Il racconto di Bethge prosegue cosi':
"Difficolta' straordinarie ci furono tanto da parte tedesca che da quella svizzera. Per assumere in servizio degli ebrei, l'Abwehr doveva trattare non soltanto con gli uffici delle finanze, del lavoro, della valuta estera, dove gia' gli impiegati di grado inferiore potevano ricorrere alla resistenza passiva e prolungare fino all'esasperazione il disbrigo delle pratiche necessarie; ma doveva anche scendere a trattative dirette con l'Ufficio centrale di sicurezza. Per tutto il lungo periodo della procedura, Dohnanyi consegno' a ciascuno di loro un salvacondotto dell'Abwehr, che pero' non sempre riusciva ad assicurare le garanzie volute. Di volta in volta qualcuno del gruppo cadeva in qualche lista di deportazione e doveva percio' essere faticosamente recuperato [..]. Ma anche da parte svizzera c'erano difficolta' perche' allora non si era affatto propensi ad accogliere ebrei [...]"

Fu allora che il pastore Rott, nell'ottobre 1941, scrisse una lettera al presidente della lega delle Chiese svizzere, Koechlin, che, tra l'altro, diceva cosi': ".mi permetto di rivolgere alla S.V. [..] una preghiera tanto cordiale quanto urgente. Si tratta della situazione di estremo bisogno nella quale da alcune settimane si trovano molti dei nostri fratelli e delle sorelle non ariani. Da circa meta' ottobre si e' cominciato a deportare verso Oriente i non ariani di Berlino e di altre citta'. Tutto cio' pone alle Chiese cristiane problemi e necessita', di fronte alle quali noi siamo quasi impotenti. Sappiamo che anche Lei ha le mani quasi legate. Dato l'atteggiamento della Vostra polizia di frontiera, ed anche per altre ragioni, sembra impossibile poter ricoverare in Svizzera i cristiani non ariani direttamente minacciati. [..] Noi vorremmo ora domandarLe se una richiesta urgente e un passo ufficiale delle Chiese svizzere non potesse forse aprire la porta ad alcune, poche persone o almeno a una sola che ci sta particolarmente a cuore [.]. Noi preghiamo Dio, Padre degli abbandonati, che voglia indicare una via d'uscita da questa tragica situazione senza scampo".

Grazie anche all'intervento del teologo svizzero Karl Barth, a cui si rivolse direttamente Bonhoeffer, si ebbe una risposta positiva, ma solo nel senso dell'accoglienza; il mantenimento economico del gruppo restava a carico di chi lo inviava in Svizzera, e cosi' fu.
Un'avventura nell'avventura e' rappresentata dal caso della signorina Friedenthal che fu la prima a trovare rifugio in Svizzera.
"La signorina Friedenthal fu quindi chiamata a ritirare il passaporto presso la Gestapo nella Alexanderplatz. Ma con la stella sul vestito non poteva prendere da Dahlem nessun mezzo di trasporto. Fu percio' deciso che ella sarebbe andata con un mezzo di trasporto fino alla Alexanderplatz tenendo il mantello piegato, per poi entrare nella 'Alex' con la stella prescritta dalle norme.
Finalmente, dopo lunga attesa, risuono' l'ordine: 'L'ebrea Friedenthal entri!'. Ma come avrebbe fatto ad arrivare fino al consolato svizzero, dove le doveva essere apposto sul passaporto il visto di entrata? Con o senza stella? E poi il viaggio? Le dissero: 'Senza stella!'. Ma un'ora prima della partenza giunse da lei a Dahlem per l'ultima volta Dohnanyi dicendole che era necessario portare la stella. In fretta si dovette ricucire la stella che era gia' stata strappata dal vestito. Nel treno diretto, il mantello accuratamente piegato le servi' di nuovo da sedile, infatti un portatore della stella non poteva sedere assieme agli 'ariani' nello stesso scompartimento. Soltanto dopo Weil [al confine con la Svizzera] Charlotte Friedenthal indosso' di nuovo il mantello .. con terrore dell'ultima compagna di viaggio tedesca rimasta nello scompartimento. Alla stazione di confine le guardie le portarono via tutti i documenti; ma dopo alcuni minuti di trepida attesa ritornarono e le riconsegnarono tutto. Finalmente il treno arrivo' a Basilea. Gisevius [un tedesco] la accolse ancora tutta stordita. Indicandole il mantello le disse: 'Qui non si porta nessuna stella!'. Si era ai primi di settembre del 1942. La riuscita dell'impresa fu comunicata a Berlino. Quattro settimane dopo arrivo' a Basilea il resto del gruppo. Qui Koechlin provvide subito ai primi bisogni degli esiliati. Ma tutta l'operazione aveva suscitato non pochi sospetti all'Ufficio centrale di sicurezza. Probabilmente esso si sentiva sopraffatto ed ingannato da Canaris. Durante gli interrogatori di Bonhoeffer e Dohnanyi nel 1943, si rispolvero' tutta la faccenda. Si invio' in Svizzera un incaricato a verificare l'aspetto finanziario dell'impresa, per vedere se e come Dohnanyi ed i suoi amici avessero da quell'affare tratto degli utili finanziari per se'. Ma naturalmente non si trovo' niente di compromettente in questo senso. I sospetti pero' continuarono a rimanere, perche' non si poteva immaginare che preoccupazioni di altro genere avessero spinto quegli uomini ad affrontare tanti rischi" (p. 799-802)

(A cura di Annapaola Laldi)

NOTA
La frase del titolo "Soltanto chi grida per gli Ebrei puo' cantare anche il gregoriano", secondo Bethge e' scaturita dopo la "notte dei cristalli" (9 novembre 1938) (Una biografia, cit. p. 639).
In questa rubrica, su Bonhoeffer, la poesia "Chi sono io?" 1aprile 2005:
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Le opere di DIETRICH BONHOEFFER sono pubblicate in Italia in particolare dalla Casa Editrice Queriniana di Brescia: clicca qui e dalla Casa editrice Claudiana di Torino:
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Anche altre case editrici hanno pubblicato libri di e su Bonhoeffer; una panoramica la da':
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Per quanto riguarda le biografie, oltre a quella monumentale citata sopra (BETHGE) della casa editrice Queriniana, ne segnalo una della Claudiana, breve ma sostanziale (62 pagine per ¤ 5,00), ottima per un primo approccio alla vita e all'opera del pastore luterano: FULVIO FERRARIO, Dietrich Bonhoeffer, Claudiana, Torino1999.

Sul sito della Queriniana segnalo infine : la poesia "Da potenze benigne"
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e l'articolo "Attualita' di Bonhoeffer" di Rosino Gibellini:
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