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Big Data. Raccolta dei dati personali nell'economia digitale e violazione della privacy degli utenti
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Diritto digitale di Manon Eleonora Laganà
7 luglio 2017 10:10
 
La raccolta dei dati personali e la loro utilizzazione, da parte di aziende che operano nel contesto dell'economia digitale si può considerare a tutti gli effetti come uno dei temi più attuali, considerando le recenti innovazioni tecnologiche e gli sviluppi dell'economia derivanti da questa rivoluzione industriale.
Per questa ragione, proprio negli ultimi anni, la questione della protezione dei dati personali degli utenti in rete sta iniziando ad essere oggetto di diverse indagini ed iniziative legislative.
Già qualche mese fa l'Autorità della Concorrenza Tedesca ha iniziato un procedimento antitrust contro Facebook, colosso dei Social Networks, per aver introdotto nella sue nuove condizioni generali del servizio una sostanziale modifica riguardo al trattamento dei dati personali degli utenti.
Nel maggio 2016, sempre la stessa autorità della concorrenza, lavorando insieme a quella francese, aveva pubblicato una relazione sui "Big Data" che si possono definire come un'ingente quantità di dati digitali che possono essere rielaborati da banche dati centralizzate.
In primo luogo, tali dati possono essere prodotti dagli utenti della rete che, per poter accedere a determinati servizi offerti da piattaforme online di vario tipo, sono costretti a registrarsi fornendo i propri dati personali.
Tutto ciò non riguarda solo le piattaforme online. Infatti, anche smartphone, tablet, pc ed applicazioni di messaggeria istantanea o di video-chiamate, richiedono agli utenti per il loro utilizzo di indicare dati personali, come data di nascita o sesso.
Secondariamente, i dati possono essere generati anche automaticamente da alcune apparecchi elettronici, come pc, tablet, GPS, o durante le transazioni di acquisto.
Merita quindi porre in evidenza che tali operazioni lasciano sempre una traccia, si pensi al caso della ricerca online tramite un motore di ricerca, o semplicemente alla navigazione da un sito all'altro.
Infatti, l'utente deve tenere presente che ogni volta che naviga su internet lascia inconsapevolmente dietro di sé una scia di informazioni.
Per esempio, motori di ricerca come Google raccolgono informazioni derivanti dalle ricerche degli utenti e lo stesso avviene anche grazie ai "cookies", che si possono definire come una sorta di gettone identificativo usato dai server dei siti internet per poter riconoscere il browser utilizzato e così risalire specificamente all' utente.
Tutti i dati raccolti vengono poi analizzati ed utilizzati a scopo commerciale mediante complessi algoritmi e proprio perché questa pratica, di fatto, pregiudica gli utenti, non solo perché si crea una distorsione nel mercato, ma, soprattutto, perché sta violando la loro privacy su scala globale.
Tornando alla relazione dell'Autorità della Concorrenza Tedesca, in essa veniva analizzato il contesto delle più popolari piattaforme online, come Amazon, Facebook e Booking e veniva posto in evidenza che proprio la pratica di raccolta ed utilizzo dei dati personali posta in essere dalla maggior parte dei siti internet poteva costituire al contempo una violazione della privacy degli utenti ed un illecito antitrust.
Anche la Autorità della Concorrenza Italiana si è resa conto della gravità della problematica e cooperando con il Garante per la Protezione dei Dati Personali, ha deciso lo scorso 30 maggio di iniziare un'indagine conoscitiva.
Lo scopo è quello di poter essere in grado in un futuro prossimo di poter creare un quadro di regole con le quali poter tutelare il cyber-consumatore nell'ambito dell'economia digitale, dato che al momento manca una disciplina nazionale sul trattamento dei dati personali che si possa applicare specificamente al contesto del commercio elettronico ed ai social network.
Infine, il diritto comunitario ha introdotto una sostanziale modifica alla normativa sul trattamento dei dati personali grazie al Regolamento 2016/679 U.E. che entrerà in vigore l'anno prossimo.
In particolare, nel testo legislativo viene fatto riferimento anche al trattamento dei dati personali parzialmente o totalmente automatizzato, si stabiliscono i casi in cui il trattamento dei dati personali è lecito e si introducono condizioni per la prestazione del consenso al loro trattamento, con particolare attenzione al caso dei minori.
Uno degli aspetti più interessanti del regolamento è il riconoscimento del diritto alla cancellazione dei dati personali, che può essere richiesto dall'interessato per esempio in caso di trattamento illecito o di revoca del consenso.
In conclusione, siti internet, motori di ricerca ed altri operatori del settore dell'economia digitale potrebbero non avere più vita facile nei prossimi anni, a meno che non decidano di cambiare la loro politica sul trattamento dei dati personali degli utenti.
Purtroppo, non sarà così facile ottenere la modifica di tali pratiche, poiché i dati personali degli utenti sono visti dagli operatori come una controprestazione del loro servizio.
Oltretutto, per tali aziende i dati personali degli utenti hanno un valore economico molto alto e si deve sottolineare che costituiscono una parte sostanziale delle utilità derivanti dalla New Economy.
Tuttavia, il fatto che l'Unione Europea, con il Regolamento 2016/679 U.E., abbia deciso di riformare la disciplina sul trattamento dei dati personali deve essere valutato positivamente, sperando che in futuro si possano aggiungere altri interventi legislativi di questo tipo che siano al passo con i tempi.
 
 
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