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Medicare? di Giuseppe Parisi
23 gennaio 2012 9:32
 
La settimana tra il 23 e il 30 Gennaio, sarà una occasione per osservare meglio alcuni argomenti, certamente non del tutto secondari per noi. Questi, incredibilmente, sono troppo poco segnalati, oltremodo per nulla  trattati dai grandi media, impegnati in faccende primarie, “banche e finanze” e “Costa Concordia”, anche se tali argomentazioni sono connesse allo sfruttamento delle risorse del pianeta, alla povertà nel mondo, al capitalismo. In questa settimana potremo trovare nelle nostre città Sandy, banchetti informativi con volontari che promuovono l’abolizione della carne come alimento. Materiali, informazioni ed altro sono disponibili sul sito www.meat-abolition.org.
Alcuni anni fa avevo letto un libro scritto dall’oncologo Umberto Veronesi. In quella occasione avevo scoperto che il professore oncologo era completamente vegano. Nel libro Veronesi  spiega che lui si rifiuta di cibarsi di carni macellate (“cadaveri”, i vegani dicono così delle carni da macello), ancor prima che per un “sentimento etico”, per la convinzione scientifica che tale modo di nutrirsi e’ del tutto errato, e quindi non consono al mantenimento di un equilibrio salutare. Veronesi smontava alcuni luoghi comuni, molto in voga perfino nelle scuole di medicina fino a pochi decenni fa. A tal fine, ricordo un mio professore di Biologia, patologia umana e cellulare, quando non faceva altro che sostenere che il “ferro” utile per “l’ossigeno nel sangue non poteva non essere che quello legato alla “carne animale”, non cibarsi di essa significava far ammalare l’uomo, noi dovevamo cibarci di (risorsa minima) almeno 100 grammi di carni al giorno. Erano nozioni viziate da scuole di pensiero ormai molto internazionalizzate, anche perché il professore nel suo staff collaborava con colleghi Statunitensi.
Ci abbiamo impiegato quasi tre decenni, le cose non erano affatto così, erano esattamente l’opposto.
Nel corso del tempo, sono state prova la moltitudine delle ricerche scientifiche in questo settore.
Il professore Veronesi,nel suo libro, che consiglio di leggere, si espone con una limpidità disarmante. Ad un certo punto ci fa visualizzare un “gorilla” (mammifero nella scala antropologica, tra gli animali più vicini all’uomo), dotato di una forza fisica e massa muscolare stupefacente. Tale animale, si ciba di sole bacche selvatiche e frutti. Veronesi spiega che se “madre natura” legasse la carne alla forza, il gorilla non potrebbe essere così forte.
Qualcosa non torna.
Per quanto riguarda poi i grandi predatori, pensiamo ad esempio al “leone”. Molti di noi non sono a conoscenza che nella maggior parte dei casi tale animale si ciba del contenuto all’interno della sacca dello stomaco delle sue prede (la maggior parte animali vegetariani), e in sub-ordine, quando affamato, delle interiora, e solo quando costretto da una carestia affamante, delle sue carni. Tuttavia, si pensi anche che questo animale caccia due-tre ore al giorno per poi riposare e dormire il resto delle ventiquattro ore, pertanto una energia molto relativa.
Veronesi nel suo testo spiega che l’uomo, antropologicamente parlando, non e’ un carnivoro, ma un erbivoro, e come tale dovrebbe nutrirsi. Continua Veronesi, proprio per un ordine ecologico, nelle “carni” vengono a depositarsi tutte le “scorie del mondo”, le tossine esistenti, facendo così della stessa un deposito tossico, esplosivo. Veronesi e’ quindi vegano convinto, e dall’alto dei suoi oltre ottanta anni ha perfino la fortuna di poter leggere senza l’uso degli occhiali.
Certo, per coloro i quali sono amanti di una “buona fiorentina” tutto questo discorso potrebbe perfino sembrare estraneo. Forse per chi mangia regolarmente la bistecca, tutto questo e’ solo strano. Tuttavia, non si dovrebbe dimenticare che dietro la fiorentina c’e’ in fondo la sofferenza atroce di qualcosa che prima era una vita, che avvertiva il “peso” e l’angoscia della fine imminente, come capita soprattutto ai maiali (ormai documentato scientificamente) quando percepiscono con aspetto “telepatico” cosa accadrà loro alcune ore prima che arrivi il loro “supplizio”.
Oggi, tuttavia, il problema non e’ nemmeno etico, e’ ancor di più.
Se nelle carni degli animali, qualora potessero vivere allo stato bravo, si depositassero le sostanze tossiche dell’ambiente, dobbiamo sospettare che per gli animali costretti agli allevamenti intensivi va anche peggio.
Non stiamo a discutere cosa significhi un allevamento intensivo. E’ come parlare dei campi di concentramento per animali, che devono soddisfare le nostre future fiorentine, e le altre voluttà umane, ad esempio la “carne in scatola”: chi si ricorda quando bimbo, davanti alla TV con la “buona Simmenthal”.
Spazi ristrettissimi, mangime animale e non vegetali come si dovrebbe, condizioni di vita che indeboliscono l’animale tanto che subito sopraggiungono le infezioni più banali, soppresse precocemente e, soprattutto, preventivamente con l’uso smodato e criminogeno di antibiotici, che creano condizioni a catena (vedi qui) e tanto osservate in maniera allarmante dall’Organizzazione Mondiale della sanità, tanto che sono anni che consigliano apertamente di gestire tali campi di concentramento diversamente e alternativamente, con spazi diversi e soprattutto con uso di prodotti omeopatici che arrechino i medesimo beneficio senza danni nella catena alimentare.
Ma intanto non cambia nulla. Interessi sottostanti?
E umanamente parlando, cosa suscita in noi sapere che il vitellino di pochi giorni viene staccato violentemente dalla mamma e confinato in una cella indipendente? Veronesi non mangerebbe mai la carne, figuriamoci quella in scatola, nemmeno sotto…. tortura.
I sostenitori etici dell’abolizione delle carni come nutrimento, inoltre vengono a far somma con gli scienziati che spiegano come tale meccanismo economico-capitalistico e’ talmente errato che e’ la cagione e la ragione tra le maggiori della fame nel mondo e della distruzione dei cicli bio-ecologici della natura.
Argomentazioni così grandi e complesse non possono essere affrontate in tale sede, tuttavia possiamo invitarvi a leggere qualche testo di studiosi e scienziati. Tra i diversi che ho letto, uno lo ricordo in particolare per essere stato un bestseller. Il libro e’  di Jeremy Rifkin, il suo titolo ”Ecocidio: Ascesa e caduta della cultura della carne” (Mondadori editore). Se volete farvi un regalo di  conoscenza e consapevolezza, non dovete fare altro che prenotarlo nella vostra libreria di fiducia.

Approfondimenti:
- Informazioni in Italiano
- CARNI E MALATTIE. Una ricerca del Karolinska Instituite di Stoccolma
La carne lavorata aumenta il rischio di cancro al pancreas. L'incidenza aumenta con appena 50 grammi al giorno. Dei pericoli di un'alimentazione squilibrata e di un consumo eccessivo di carne rossa se ne parla da tempo. Ora una ricerca sottolinea i rischi connessi  con il consumo regolare di carne lavorata, ad esempio
salsicce e bacon, che aumenterebbe il pericolo di sviluppare un tumore del pancreas.
Secondo la ricerca effettuata dal Karolinska Instituite di Stoccolma e pubblicata sul Critiche Journal of Cancer, il rischio aumenta del 19 per cento con l'assunzione di appena 50 grammi di carne lavorata al giorno, sebbene tengono a precisare i ricercatori , il pericolo che venga diagnosticato è piuttosto basso. I medici hanno scoperto che si registra un aumento del rischio del 19 per cento per ogni 50 grammi di carne lavorata consumata ogni giorno. “Si tratta di un tumore che ha scarsi tassi di sopravvivenza".
Dunque è importante capire cosa può aumentare il pericolo di ammalarsi. C'è indubbiamente un legame evidente fra una condizione di sovrappeso o di obesità e la possibilità di sviluppare questo tipo di cancro, e lo studio in questione può darci un maggiore indicazione dei fattori che sottendono alla patologia. In ogni caso, il World Cancer Research Fund raccomanda di "limitare l'uso di carne rossa a 500 grammi alla settimana e di evitare del tutto quella lavorata”.
 
 
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